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Don Paolo Cugini: «In Brasile la corruzione la combattono i preti»

Don Paolo Cugini: «In Brasile la corruzione la combattono i preti»

Il racconto di 15 anni di missione: «La politica ci ostacola ma noi non ci fermiamo»

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REGGIO EMILIA. Don Paolo Cugini, oggi parroco dell’unità pastorale di Regina Pacis che comprende anche San Bartolomeo e Codemondo, è stato per quindici anni missionario in Brasile. Inserendosi in quella tradizione di gemellaggio fra la diocesi di Ruy Barbosa e quella di Reggio Emilia iniziata 50 anni fa quando i due rispettivi vescovi si incontrarono a Roma durante il Concilio. E mentre ci parla di quell’esperienza, aiutandoci a tradurre il portoghese dei venti ragazzi giunti proprio dal Brasile, il suo volto si anima di una vivacità rara a vedersi: «La diocesi con cui siamo uniti ha un’estensione che da sola raggiunge tutta l’Emilia-Romagna. E noi solo a Reggio abbiamo 240 sacerdoti, lì appena 18. Il nostro obiettivo è proprio far diventare quel territorio autonomo, grazie anche all’importanza delle missioni».

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La vastità del territorio brasiliano in rapporto alla disponibilità di preti però impone una concezione di Chiesa del tutto diversa rispetto a quella europea: «C’è gente che il prete lo vede se va bene cinque volte l’anno, il ruolo del parroco è più quello di coordinamento delle varie parrocchie. È una chiesa in larga parte fatta dai laici, costruita dal basso grazie all’impegno delle persone comuni. La messa è più partecipata rispetto a qui: si canta, si balla, alla fine di ogni cerimonia si festeggiano i compleanni e gli eventi importanti vissuti dai fedeli. Quando noi missionari torniamo in Italia la differenza si nota, per noi spesso è dura».

Se quindi i preti gestiscono e tengono insieme l’integrità delle varie comunità, i missionari si occupano anche di aiutare i brasiliani nel risolvere i problemi della vita quitidiana. Primo fra tutti la corruzione: «Lavoriamo molto sulla formazione politica - continua don Paolo - andiamo a insegnare anche nelle scuole come combattere la corruzione. Lì i sindaci gestiscono un’enorme quantità di potere, sono come dei re, e spesso se ne approfittano. I conflitti di interesse abbondano e noi di frequente li scopriamo. Come quando ho trovato delle irregolarità negli appalti di fornitura di benzina in un municipio. La politica ci osteggia ma noi non ci fermiamo, mi è capitato spesso di essere minacciato anche di morte».(l.g.)

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