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Fede e solidarietà dall’Italia al Brasile, due anni di risparmi per venire a Reggio

di Leonardo Grilli
Fede e solidarietà dall’Italia al Brasile, due anni di risparmi per venire a Reggio

Venti ragazzi brasiliani sono in città ospiti della parrocchia di Regina Pacis. In partenza verso Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù

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REGGIO EMILIA. Ragazzi che cantano, qualcuno che suona la chitarra, un centinaio di persone che seguono le parole battendo a ritmo le mani. E stese sul pavimento le bandiere dell’Italia e del Brasile, circondate da vestiti variopinti. La chiesa Regina Pacis di Reggio Emilia, durante la messa della domenica, si è tinta di giallo e verde dimostrando ai soliti frequentatori della parrocchia cosa vuol dire gioire e divertirsi mentre si celebra Cristo.

E lo ha fatto grazie a venti ragazzi brasiliani giunti in città lunedì scorso in occasione della Giornata mondiale della gioventù che quest’anno si celebrerà a Cracovia. Vengono dal nord est dello stato sudamericano e fanno parte della diocesi che da cinquant’anni è gemellata con quella di Reggio Emilia e che da sola è vasta quanto tutta l’Emilia-Romagna. Partiranno insieme a 1.500 reggiani alla volta della Polonia, dopo aver passato una settimana nella nostra provincia tra pellegrinaggi e scambi culturali con le famiglie che li ospitano.

«Questi ragazzi si sono preparati due anni interi per potersi permettere il costo del viaggio - racconta don Luigi Gibellini, in missione in Brasile da dieci anni - chi è venuto qui ha lavorato per pagarsi il biglietto aereo e le spese per vivere in Italia qualche giorno. Non è gente con grossa disponibilità, sono tutti giovani semplici, che ci credono davvero. E i sandali che vendiamo all’ingresso della chiesa servono proprio per finanziarci». Ad aiutare i brasiliani anche la diocesi, che ha fornito del supporto e delle strutture, e gli stessi parrocchiani che li ospitano nelle loro case.

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«Con i ragazzi che abbiamo conosciuto qui - spiega timidamente Rodrigo Pereira Trindade, 24enne di Pintidas e studente di agronomia - si è instaurato un rapporto di amicizia. E poi anche loro verranno a Cracovia con noi. Oltre a studiare lavoro in una clinica per dentisti e in comunità coordino il gruppo giovani e aiuto durante il “Rosario degli uomini”». Spesso infatti le messe sono appannaggio unico delle donne per una sorta di “maschilismo” che non invoglia gli uomini a condividere la stessa cerimonia con l’altro sesso. E quindi è necessario inventarsi altri modi per coinvolgerli.

A raccontarlo è don Giorlando, coordinatore della diocesi brasiliana di Utinga, che spiega come la sua zona sia «prevalentemente agricola ma molto arida. Spesso non piove per lunghi periodi e la gente per lavorare emigra verso San Paolo. Quasi sempre sono gli uomini ad andare, cosa che spiega perché a volte le donne siano le più attive in comunità».

Come ad esempio Leidiane De Souza Silva, 21enne di Pintadas: «Io studio pedagogia - racconta mentre schiude un largo sorriso - e do una mano con le celebrazioni e i canti. Ho una grande aspettativa per la Giornata della gioventù e qui sono stata accolta benissimo. Il cibo è molto diverso, da noi è a base di riso e fagioli e la pasta la mangiamo solo nelle grandi occasioni. E poi c’è molto verde».

Impaziente di partire per Cracovia anche Cristina Almeida, 30 anni, alla sua seconda “Gmg”: «La prima volta è stata tre anni fa a Rio de Janeiro, a Utinga studio servizi sociali e lavoro in una Ong che si occupa di inserire i bambini poveri nella vita sociale. Qui a Reggio mi ha colpito la carità con cui ci hanno accolto ed è ciò che voglio portare con me quando partirò». Così come Victor Magno Miranda De Oliveria, studente di 19 anni: «Mi ha molto colpito la Casa della carità, la cura con cui si aiutano le persone malate, la generosità della suore. Questa esperienza è stata anche uno scambio di vita».

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