Gazzetta di Reggio

Reggio

Ladri liberi cantano “Italia” Cavallaro scrive a Orlando

Ladri liberi cantano “Italia” Cavallaro scrive a Orlando

Il sindaco di Rubiera lancia un appello al Guardasigilli per la certezza delle pene «Solo in Pinocchio chi ruba non finisce mai in galera, servono leggi più chiare»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Solo in Pinocchio i ladri non vanno a finire in prigione». Ha pubblicato lo screenshot dell’articolo apparso ieri sulla Gazzetta. Poi ha taggato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al quale ha lanciato un appello chiedendo certezza delle pene, estendendolo anche ai parlamentari reggiani. È un post pieno di amarezza quello lanciato su Facebook dal sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, a commento di quanto avvenuto sabato in tribunale a Reggio: tre ladri d’appartamento di origine georgiana, colti sul fatto durante un colpo in una palazzina di via Lulli, ma rimessi subito in libertà nell’udienza di convalida in attesa del processo. Uno di loro, dopo la decisione del giudice, non trattiene la soddisfazione. E nei corridoi del Palazzo di Giustizia intona il ritornello di “Italia, Italia”, la canzone di Mino Reitano che elogia le bellezze del nostro Paese.

Un episodio che per molti ha assunto il sapore della beffa. Compresi tanti lettori della Gazzetta, che su Facebook hanno commentato la notizia con un misto di sdegno, rabbia e incredulità. Reazioni che si aggiungono alla richiesta di maggiore giustizia avanzata dal sindaco rubierese, che nel suo post lancia l’appello al Guardasigilli «perché con rapidità si metta mano all’inasprimento delle pene per i furti in abitazione».

Una richiesta nella quale Cavallaro ricorda anche l’impegno quotidiano delle forze dell’ordine nel contrasto della criminalità, spesso vanificato da leggi nazionali che, in tema di sicurezza, per determinati casi appaiono eccessivamente garantiste. Nel caso dei tre ladri di origine georgiana, uno dei quali già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio, alla fine è stato disposto un obbligo di firma e di dimora in questura per tre volte al giorno per il solo pregiudicato.

«Caro ministro Andrea Orlando, la narrazione riportata in questo articolo è semplicemente offensiva e inaccettabile: per tutte le forze di polizia, per tutti i cittadini, per la nostra giustizia – scrive su Facebook Cavallaro, che oggi invierà ufficialmente anche una Pec al ministro – È necessario avere regole chiare che impediscano che i ladri possano colpire ancora, specialmente se sorpresi praticamente in flagranza di reato. Come responsabile della sicurezza dei miei cittadini avevo già rivolto, tempo fa, un appello insieme a diversi colleghi perché si ponesse termine a questa situazione, che i dati dimostrano generare un allarme sociale davvero difficile da definire ingiustificato. Aiutiamo i magistrati e le forze di polizia a fare il loro dovere e lo Stato ad essere vicino ai suoi cittadini, con le opportune regole e risorse. Solo in Pinocchio i ladri non vanno a finire in prigione. Rivolgo lo stesso appello a tutti i parlamentari reggiani».

Il post di Cavallaro è stato subito inondato da centinaia di reazioni, commenti e condivisioni, riaccendendo un dibattito attorno alla certezza delle pene già sollevato a inizio giugno dall’assessore alla Sicurezza di Reggio, Natalia Maramotti, all’indomani dell’omicidio di via Nacchi che ha sconvolto il centro storico. In quella circostanza, si scoprì che sull’assassino allora in fuga pendeva un decreto di espulsione, mai portato ad esecuzione.

«C’è un sistema normativo inadeguato», aveva commentato all’epoca Maramotti sull’onda di quanto affermato il giorno precedente anche dal questore di Reggio, Isabella Fusiello, che a sua volta aveva parlato di un sistema giustizia che spesso risulta «farraginoso». (e.spa.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google