Le strade di Reggio Emilia invase dai Pokémon virtuali
Da tre giorni “Pokémon Go” è disponibile in Italia ma è già fenomeno di massa. Siamo andati a vedere come funziona sperimentando la “realtà aumentata”
REGGIO EMILIA È la vera moda del momento, una rivoluzione videoludica che ha attratto in pochi giorni milioni di giocatori in tutto il mondo. E ora è sbarcata anche a Reggio Emilia. Pokémon Go (qui la app per Android, qui per Apple) videogioco sviluppato da Niantic per iOS e Android e creato con la collaborazione di Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo è disponibile in Italia dal 15 luglio e utilizza la realtà aumentata e la tecnologia Gps per inserire i mitici mostriciattoli nella vita quotidiana.
Tradotto vuole dire che è possibile andare a caccia di Pokémon per le strade della città, i parchi, le piazze, i monumenti e trovarseli lì davanti, che si muovono all’interno delle immagini trasmesse dalla vostra fotocamera. Si tratta del sogno di milioni di ragazzi che diventa realtà: diventare finalmente pokéallenatori. Tutta una generazione cresciuta a pane e carte Pokémon ora può scendere in strada e scegliere tra Bulbasaur, Charmander o Squirtle proprio nella panchina che ha sotto casa.
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Anche a Reggio Emilia in soli tre giorni la moda si è diffusa fra i giovani (e un po’ meno giovani) appassionati e tra gruppi su Facebook, squadre di amici che si uniscono, palestre e pokéshop, la nostra città, se vista tramite il telefono, appare in modo completamente diverso. Ogni angolo, ogni strada può celare una sorpresa e così, per capire davvero cosa voglia dire immergersi in questa realtà aumentata che cambierà per sempre il modo di concepire i videogiochi, ci siamo quindi improvvisati “cacciatori” anche noi. La scelta, per questioni affettive, è ricaduta sul focoso Charmander e, iPhone alla mano, ci siamo incamminati.
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Partendo da Parco del Popolo siamo passati per i principali luoghi di interesse del centro storico, da piazza Prampolini a Corso Garibaldi. E dopo pochi minuti ecco, finalmente, il nostro primo Pokémon. Si tratta di un Rattata, specie che chi conosce il gioco sa bene essere molto frequente e assai fastidiosa, e ci “attacca” proprio fra il teatro Valli e il Palazzo dei Musei. Tiriamo una pokéball e il gioco è fatto. Nonostante il caldo continuiamo e scopriamo che il teatro così come il Municipio e le chiese principali sono delle palestre e che di “negozi” ce ne sono davvero tantissimi.
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Come gli Zubat, che ondeggiano volanti sui tavolini dei bar di Corso Garibaldi e di piazza Fontanesi e che fuggono alla nostra cattura. O gli Weedle che si riparano all’ombra della Basilica della Ghiara. Dopo due ore di passeggiata la pausa pranzo è finita e torniamo a lavoro ma adesso conosciamo l’emozione che provano i “pokéogiocatori”.
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