Lettera aperta al ministro Orlando dalla Gazzetta di Reggio
Il direttore Stefano Scansani scrive al ministro di Grazia e Giustizia sul caso dei tre georgiani che, rimessi in libertà in attesa del processo, hanno "beffato" il tribunale intonando il ritornello "Italia, Italia" di Mino Reitano
Lettera al ministro di Grazia e Giustizia Orlando.
Ministro Orlando, si metta nei panni delle vittime dei furti avvenuti o tentati, poi in quelli delle forze dell'ordine che acciuffano i ladri, e poi dei giudici che condannano e mandano liberi i responsabili, applicando la legge (se la pena non supera i tre anni niente galera, o tutti a casa se l'udienza è rimandata). Ministro, anche lei sarà un cittadino mortificato e offeso.
Sabato a Reggio Emilia s'è aggiunta anche la beffa canterina. Dopo l'udienza di convalida tre cittadini georgiani, specialisti in porte blindate, sono stati rimessi in libertà in attesa del processo. Uno di loro lasciando l'aula ha intonato il ritornello di "Italia, Italia", canzone del Sanremo 1988 del compianto Mino Reitano. Gentile, vero? La canzoncina in Tribunale conferma che il nostro Paese è indubbiamente un'isola felice, più di grazia che di giustizia, per loro.
Ministro, non ho intenzione di anticipare la sua eventuale risposta (che attendo, e sarebbe salutare), ma immagino che la colpa delle maglie larghe verrà attribuita al Legislatore. Che, tradotto, significa Parlamento, ovvero universo politico che essendo impegnato nell'altrove, non avendo mai rincorso un ladro, sorpreso un malvivente in casa propria, non ha misura dell'imponenza della criminalità quotidiana e dello sberleffo d'una canzone.
Stefano Scansani
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