Addio a Cesare, prima partigiano e poi calciatore di talento
È morto a 91 anni Agostino Nasi, uno dei grandi protagonisti della battaglia di Fabbrico del 27 febbraio 1945
ROLO. Addio a “Cesare”, giovane comandante partigiano e calciatore di talento. Giovedì scorso all’ospedale di Correggio è morto il 91enne Agostino Nasi, nome di battaglia Cesare. Dopo la guerra divenne un calciatore di livello, poi funzionario Agip e infine dipendente Usl a Guastalla. Fu uno dei grandi protagonisti della battaglia di Fabbrico del 27 febbraio 1945, una delle principali vittorie partigiane nel territorio reggiano. Entrato nel 77esimo battaglione Sap a poco più di 19 anni, giovanissimo studente cattolico dai Salesiani, era diventato il comandante del distaccamento di Rolo del battaglione stesso, guidando anche il sabotaggio del Ponte Alto a Modena e comandando la presa della caserma repubblichina a Gonzaga di Mantova.
Vicende ricordate sabato scorso alla chiesa di Rolo per il funerale, a cui hanno preso parte tanti parenti, fra cui il vicesindaco di Reggiolo Luca Nasi, e i militanti Anpi di Rolo e di Fabbrico. Dopo la guerra, aveva subito lasciato la politica per dedicarsi al calcio, e negli anni era riuscito a salire dalla quarta serie sino alla Serie A, frequentata con le maglie delle squadre del Lecce e del Bari.
In seguito si era trasferito in Lombardia, a gestire per l’Agip il celebre isolotto di rifornimento di San Donato Milanese. Dopo qualche anno, assieme alla moglie aveva però deciso di tornare in Emilia, trovando un posto alla Usl di Guastalla, un incarico che gli ha permesso di essere conosciuto anche in un’altra vasta fetta della Bassa. Sono le sue parole le prime che si trovano in “Resistenza - Storie di giovani che si batterono per la nostra libertà”, il libro pubblicato nel 2008 dall’ex assessore alla Cultura di Mantova Gilberto Cavicchioli. Cesare era uno dei ragazzi in copertina. E ora è proprio Cavicchioli a ricordarlo: «Era cattolico, scuole dai Salesiani. Più notti, armato, era stato nei locali dell'arcivescovado pronto a difenderli da eventuali assalti. Si era a Reggio appena finita la guerra! Dovette intervenire Togliatti per calmare le acque», rivela. Il suo amico Cesare, aggiunge affettuoso, «era buono, generoso, onesto. Gli telefonavo chiamandolo "comandante" e chiedendo se c'erano "ordini". Si schermiva ma era felice».
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