Gazzetta di Reggio

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Caruso: «Impiegati in fuga dal tribunale»

di Jacopo Della Porta
Caruso: «Impiegati in fuga dal tribunale»

Il presidente uscente: «Arrivano persone “in esubero” dalla Provincia ma se ne vanno subito per il troppo lavoro»

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REGGIO EMILIA. Meglio in esubero in Provincia che lavorare, tanto, in tribunale. È la situazione che si sta verificando al Palazzo di Giustizia di Reggio Emilia, alle prese da tempo con gravi problemi di organico.

Il ministro Andrea Orlando ha da poco annunciato un concorso tra il personale delle Province, dove ci sono esuberi a seguito della riforma Delrio, per assegnare mille nuovi cancellieri ai tribunali italiani. Ma il caso di Reggio sembra indicare che questa strada non sarà facilmente percorribile, come si desume dalla parole del presidente del tribunale Francesco Maria Caruso, che ieri ha fatto un bilancio della sua attività a pochi giorni dall’ufficializzazione del suo trasferimento a Bologna.

Presidente, prima dell’inizio del processo Aemilia si parlava di imminenti rinforzi dalla Provincia.

«Due persone sono arrivate e poi se ne sono andate quando hanno visto quello che c’era da fare. Dalla Regione ci hanno promesso cinque persone. Una, molto competente, l’ingegnere Riccardo Rossini, è arrivata e ci sta dando una grande mano. Due non si sono mai viste, un’altra è arrivata a giugno e ne andrà a settembre e un’altra ancora è indecisa se restare».

Eppure nelle Province ci sono esuberi.

«Questa è la situazione che tocchiamo con mano, dopo qualche settimana chi arriva ci rinuncia. E del resto se danno la possibilità di tornare indietro a chi fa una scelta...».

Ma si lavora così tanto in tribunale?

«Con il processo Aemilia i cancellieri arrivano alle 8 e vanno a casa alle 19. Gli straordinari dopo una certa soglia non sono pagati e dunque in un certo senso fanno volontariato e questa situazione non è sostenibile».

Lei denuncia da mesi una situazione di sotto organico del 25%. I suoi appelli non si contano più...

«A settembre andranno via tre giudici. Mi rivolgo a chi è fuori da qui ed è interessato al funzionamento della giustizia. Deve impegnarsi perché arrivino nuovi cancellieri e magistrati. Prendo atto che sulla giustizia sento fare grandi discorsi ma in concreto non si fa nulla. Il ministro ci mette la buona volontà ma non può dire che sono arrivati i dipendenti della Provincia, che saranno assunti altri cancellieri, che è stato fatto l’ufficio del processo, perché queste cose non si sono ancora viste. Vorrei che tutti si rendessero conto che abbiamo un sistema giudiziario garantista ma per farlo funzionare servono risorse».

Presidente, lei sta per assumere la guida del tribunale di Bologna. Cosa accadrà al processo Aemilia dove presiede il collegio?

«Credo che andrò a Bologna a fine settembre e contestualmente chiederò l’applicazione per continuare a seguire il processo Aemilia,. Toccherà alla Corte d’Appello decidere. È una cosa alla quale tengo molto. La mia disponibilità non sarà senza costi personali e sarà un costo anche per il tribunale di Bologna che hai suoi problemi. Moltiplicherò i miei sforzi affinché Reggio e Bologna non abbiano a soffrirne».

Ma ci sono rischi per il processo Aemilia nel caso lei non venga applicato?

«Il processo non si bloccherebbe se andassi via io. C’è una norma per i processi di mafia che permette di recuperare l’attività istruttoria già fatta, senza ricominciare da capo, ma ci sarebbe un certo ritardo se un nuovo magistrato dovesse rimettersi a studiare tutto quello che è stato fatto. Inoltre questo tribunale non sarebbe nelle condizioni di prendere un magistrato e metterlo a seguire il processo, perché paralizzerebbe l’attività ordinaria». Non dovevano arrivare due giudici?

«Non li hanno applicati, come invece è stato fatto altrove. Sono invece stati pubblicati i posti, ma nessuno è venuto».

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