Da rocca matildica a residenza della famiglia Casali
CASTELLARANO. Sono dell'anno mille le prime fonti scritte relative alla rocca di Castellarano. All'epoca era un feudo di Matilde. Oggi la si ammira in base all'ultimo imponente restauro, fatto...
CASTELLARANO. Sono dell'anno mille le prime fonti scritte relative alla rocca di Castellarano. All'epoca era un feudo di Matilde. Oggi la si ammira in base all'ultimo imponente restauro, fatto nel 1700 da Carlo Filiberto II di San Martino d'Este, che lo trasformò da rocca militare a palazzo residenziale, mantenendo la linea architettonica. Carlo Filiberto era un amante delle bellezze architettoniche, tanto che realizzò un acquedotto romano (ora sopravvivono solo alcuni archi coperti di edera) che portava l'acqua sul castello e alimentava varie fontane sull'aia del Mandorlo. Costruì anche un teatro, poi abbattuto a fine Settecento dal nuovo proprietario, il conte Gaudenzio Vallotta, che per mancanza di fondi non riuscì a restaurare tutto il palazzo. La famiglia dei San Marino d'Este, che governò Castellarano dal 1501 al 1752, si estinse con Carlo Filiberto II, che ebbe solo delle figlie. La primogenita Anna Ricciarda sposò il principe Alberico Barbiano di Belgioso e non potè ereditare il feudo. Dopo il conte Vallotta, la rocca fu spogliata da alcuni arredi dal duca Ercole III; quello che rimase venne depredato dai francesi durante le guerre napoleoniche. La rocca fu poi venduta all'ingegner Bartolomeo Canevazzi, che nel 1854 la regalò alla figlia Leopoldina come dono di nozze con l'avvocato Gaetano Casali. Il figlio di Leopoldina, Giuseppe Casali, restaurò la rocca e la portò agli antichi splendori con gli arredi della moglie, la principessa Lavinia Pia di Savoia. Nella seconda guerra mondiale, durante la rappresaglia tedesche su Castellarano, la rocca e molte case del centro vennero date alle fiamme. Solo negli anni Settanta, dopo un lungo e paziente restauro da parte della famiglia Casali, la rocca tornò ad essere abitata. (p.r.)
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