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Fallimenti, nuova fiammata per industria e commercio

Nel primo semestre sono stati 73, il 22% in più rispetto allo stesso periodo del 2015 In edilizia sono 26, settore tallonato da aziende di capitali legate al manifatturiero

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REGGIO EMILIA. «In provincia di Reggio Emilia la crisi economica non è ancora da archiviare». A dirlo non è certo il primo dei disfattisti bensì l’analisi della Camera di Commercio, che tramite l’ufficio studi ha composto la fotografia di una situazione tutt’altro che rosea.

Dopo la flessione del numero di imprese registrato all’inizio del 2016, andamento influenzato da una crescita delle cessazioni, anche i fallimenti riprendono infatti a salire. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della Cciaa di Reggio Emilia, nei primi sei mesi del 2016 le istanze di fallimento aperte dal tribunale di Reggio Emilia sono state 73, il 22% in più rispetto allo stesso periodo del 2015, quando i fallimenti coinvolsero 60 imprese. Sempre nel periodo gennaio-giugno le altre procedure concorsuali (concordarti, accordi di ristrutturazione debiti, liquidazioni coatte amministrative) sono invece diminuite, passando dalle 10 del 2015 alle 8 del 2016.

Osservando il settore di appartenenza delle imprese entrate in fallimento si trovano conferme circa le difficoltà registrate in modo particolare da alcuni comparti, primi fra tutti quello delle costruzioni (26 fallimenti) e il manifatturiero (25), quest’ultimo di fronte a un colpo di coda della crisi per certi versi inaspettato e che ha messo in ginocchio la parte bassa della filiera formata ma medie e piccole imprese.

Nell’industria è stato particolarmente colpito il settore metalmeccanico per il quale, nel primo quadrimestre del 2016, sono state aperte 11 istanze di fallimento, quasi la metà dei fallimenti del comparto.

Relativamente al settore terziario, in provincia di Reggio Emilia sono state aperte 10 procedure fallimentari nel commercio, 3 nelle attività immobiliari, 4 nelle attività di alloggio e ristorazione e 5 in altre attività dei servizi, fra i quali lavanderie e centri per il benessere fisico.

Scendendo nel dettaglio della tipologia d’impresa, tre imprese su quattro sono società di capitale (59 fallimenti sui 73 totali), quasi tutte società a responsabilità limitata (56); le restanti 14 procedure riguardano sia società di persone (9 fallimenti fra sas e snc) che ditte individuali (4 fallimenti) oltre ad una cooperativa.

Un ultimo dato riguarda l’ubicazione delle aziende oggetto di procedura: un fallimento su 3 riguarda imprese insediate nel comune di Reggio Emilia mentre il restante 66% si distribuisce su tutto il territorio provinciale. Dopo il capoluogo, il comune con il maggior numero di fallimenti è Scandiano con 6 imprese entrate in fallimento, mentre la zona della montagna, con solo due procedure attivate, è quella con il minor numero di fallimenti aperti nel primo semestre del 2016.

Ai fallimenti seguono procedure lunghe di vendita dei patrimoni rimasti in pancia alle aziende, che devono essere realizzati per tentare di pagare parte dei creditori. Una catena di eventi che lascia macerie, come quasi sempre capita quando a finire gambe all’aria sono le grandi imprese. L’ultimo esempio è Coopsette, la cooperativa di costruzioni in liquidazione coatta amministrativa giunta allo scadere del 2015. A finire all’asta o in vendita tramite offerte a busta chiusa sono frammenti residuali, come quello da poco pubblicato che riguarda la vendita di un lotto immobiliare a Scandiano della Edilotto per 255mila euro, o quello ben più grande dell’immobile dell’ormai ex concessionaria Sarcia T&T spa, in vendita a partire da 2 milioni di euro. Sono solo gli ultimi due esempi delle decine di vendite di patrimoni una volta milionari, ridotti nei valori a causa della gestione aziendale e delle successive procedure fallimentari e concorsuali, per realizzare le quali sono stati tagliati i valori in seguito a perizie e per realizzare le vendite su un mercato già congestionato.

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