Gazzetta di Reggio

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I furti in casa dilagano In galera? Mai nessuno

di Jacopo Della Porta
I furti in casa dilagano In galera? Mai nessuno

Nei primi sei mesi dell’anno sono stati denunciati 1.300 casi nel Reggiano Chi viene arrestato non resta mai in carcere per più di qualche ora

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REGGIO EMILIA. Più di mille furti nelle abitazioni dei reggiani in soli sei mesi. Numeri che testimoniano di una vera e propria emergenza, contro la quale però gli strumenti legislativi in mano ai magistrati non sono sufficienti per tenere dentro quelle poche persone che vengono prese.

Il dibattito torna puntualmente d’attualità e in questi giorni un episodio di cronaca ha contribuito a riportarlo sotto i riflettori: stiamo parlando del ladro georgiano, catturato con due complici dalla polizia mentre tentava un furto in una palazzina di via Lulli a Reggio, che una volta scarcerato ha intonato beffardamente il ritornello della canzone “Italia” di Mino Reitano. Come a voler ringraziare la generosità del sistema giudiziario. La classica goccia che per molti ha fatto traboccare il vaso.

Della vicenda ieri ha parlato anche il presidente del tribunale di Reggio Francesco Caruso. «A settembre si farà il processo e si giudicherà eventualmente anche il comportamento un po’ irridente di questi imputati, che credo non gioverà loro. Non sarò io il giudice, ma credo che si siano giocati qualche attenuante con il comportamento arrogante».

Da gennaio a giugno nel Reggiano sono stati denunciati ai carabinieri quasi 10.000 furti e alla polizia altri 1.200. I furti in abitazione, quelli che colpiscono di più i cittadini, perché si tratta di un reato che incide sul senso di sicurezza e comporta la sgradevole sensazione di essere violati in uno spazio privato, sono stati quasi 1.300.

Le modalità dei ladri sono le più disparate. Ci sono bande che agiscono in genere di mattina, come quelle georgiane, oppure ladri che non esitano ad entrare di notte quando le persone sono all’interno e talvolta, per fortuna di rado, le affrontano.

La squadra mobile della questura di Reggio dall’inizio dell’anno ha già arrestato 31 persone per questo reato, spesso con un grande dispendio di energie, perché alcuni ladri sono stati pedinati e colti sul fatto. In una ventina di casi i carabinieri hanno scoperto gli autori dei furti, denunciandoli o arrestandoli.

A fronte di questo numero enorme di furti e dei risultati delle forze dell’ordine per contrastarli, c’è la sostanziale impunità per gli autori, in quanto anche una volta colti sul fatto non restano in carcere prima e dopo il processo.

Le motivazioni di questa diffusa impunità sono state spiegate in più occasioni e ieri il presidente del tribunale le ha ribadite. «La custodia cautelare, quella che si applica prima del processo, è soggetta a regole precise. Da un anno e mezzo la legge ha trasformato la custodia cautelare in uno strumento eccezionale, che si può applicare soltanto quando la pena minima erogabile per il reato in questione è superiore ai tre anni. Nel caso del furto e del tentato furto, di fronte a imputati spesso incensurati, che magari accedono a riti alternativi, la pena minima erogabile non sarà mai di tre anni».

Alla luce di questa previsione il giudice, applicando le disposizioni del cosiddetto “svuotacarceri”, libera sempre le persone in attesa di giudizio. «Se si vuole che stiano dentro - ha detto il presidente Caruso - si devono aumentare le pene per i furti in abitazione».

La scelta di intervenire sulla carcerazione preventiva è stata adottata per risolvere il grave problema del sovraffollamento delle carceri, per il quale l’Italia è finita nel mirino della Corte europea dei diritti dell’uomo. Per molti reati si è dunque deciso di procedere con misure alternative, come i domiciliari o l’obbligo di firma. «La normativa vigente - dice il procuratore capo Giorgio Grandinetti - limita la custodia a casi eccezionali. È questa la scelta del legislatore, che magari non viene compresa dall’opinione pubblica». E che la questione sia squisitamente politica, lo conferma la presa di posizione di alcuni amministratori reggiani, a partire dal sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, che ha scritto al ministro Andrea Orlando per chiedere che i ladri vadano in prigione.

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