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Mafia, "da addetti Coopsette favori alle cosche"

Mafia, "da addetti Coopsette favori alle cosche"

Ieri 40 arresti per sub-appalti in Liguria alla ’ndrangheta. L’inchiesta toccherebbe anche i dipendenti infedeli della coop

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REGGIO EMILIA. «Le imprese edili e di movimento terra riferibili alla cosca ’ndranghetista Raso-Gullace-Albanese, hanno acquisito appalti anche dalla cooperativa reggiana Coopsette, attraverso la corruzione di dipendenti infedeli che assegnavano le commesse a seguito dell’approvazione di preventivi appositamente gonfiati, consentendo così un maggior guadagno alle imprese mafiose e assicurandosi il pagamento di un corrispettivo».

È questo il passaggio della fragorosa inchiesta Alchemia sui lavori del movimento terra del Terzo Valico ferroviario e del porto di Genova scoppiata ieri con 40 arresti in tutta Italia, che accende un nuovo fronte giudiziario a margine della cooperativa di costruzioni di Castelnovo Sotto, ora in liquidazione coatta amministrativa, e che proprio in Liguria aveva la sua seconda casa.

Da Genova in su Coopsette aveva stabilito alcuni degli affari più rilevanti prima del crac finanziario giunto ora alla procedura di liquidazione. In realtà, del Terzo Valico Coopsette aveva avuto l’appalto tramite il mega consorzio cooperativo Ccc. Poi la liquidazione ha bloccato tutto, facendo riassegnare i lavori alle consorelle, che dovrebbero partire a breve. Coopsette, quindi, non avrebbe spostato ancora una pietra ma secondo la procura le mani della ’ndrangheta sono giunte sul progetto ferroviario.

Le indagini della Dia e della polizia hanno provato che gli affiliati della cosca smantellata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno provato ad ottenere appalti dei lavori attraverso ditte in subappalto intestate a prestanome. In Liguria il punto di riferimento per le attività delle cosche, secondo gli investigatori, era Carmelo Gullace, detto Nino, di Toirano (Savona): teneva i contatti con i vertici delle cosche di Cittanova e parlava con i boss in Calabria.

Arrestata anche la moglie di Nino, Giulia Fazzari, e la sorella di lei, Rita, ai domiciliari. Arrestato a Genova Antonino Raso, il mediatore con le altre cosche. Quando i poliziotti sono andati a prenderlo nella sua casa in Valpolcevera sul comodino aveva il libro «La Città della 'ndragheta e i suoi locali», di Pasquale Nocera.

A detta degli inquirenti è stato proprio Raso a cercare di corrompere imprenditori di Reggio Emilia e di altre aziende per ottenere lavori di coloritura e intonacatura del silos Vinaio nel porto di Genova e l'appalto di fornitura di basamenti di cemento in un cantiere di Bolzaneto. Raso voleva favorire due ndraghetisti arrestati, Orlando Sofio, di Novi Ligure, e Carmelo Gullace (arrestato in una clinica di Milano dove era ricoverato).

Per i parlamentari emiliano-romagnoli del Movimento 5 stelle Michele Dell’Orco, Maria Edera Spadoni e Giulia Sarti, ed il vicepresidente della commissione antimafia Luigi Gaetti, «sono agghiaccianti i particolari» che emergono nell’inchiesta Alchemia: «Sia fatta luce per conoscere i legami di questi dipendenti infedeli di Coopsette».

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