Gazzetta di Reggio

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Restaurato il castello dopo il crollo del 2013 per le forti piogge

di Paolo Ruini
Restaurato il castello dopo il crollo del 2013 per le forti piogge

Una “palafitta” in acciaio e la ricostruzione delle mura I fondi statali non arrivano, pagano tutto i proprietari

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CASTELLARANO. Ci sono voluti quasi due anni di lungo e paziente lavoro per salvare e rendere in sicurezza la collina di sabbione su cui è stata costruita la rocca del castello di Castellarano. La spesa per l'intervento è stata particolarmente impegnativa – oltre che spettacolare dal punto di vista tecnico – e ha superato i 250.000 euro, che sono stati a carico dei proprietari della rocca.

Una parte della collina, a causa delle piogge torrenziali, il 5 aprile del 2013 era franata su via Mulino. Un improvviso boato alle prime luci dell'alba risvegliò tantissimi castellaranesi che risiedono lungo via Roma. La fortuna in quel caso ci mise una bella mano, perché nessuno stava transitando per via Molino quando la frana di sassi e sabbione scese a valle ostruendone il transito.

La parte della rocca che rimase coinvolta dalla frana non crollò e rimase a penzoloni nel vuoto. Per questo occorre ringraziare l'ingegnere che nel periodo estense realizzò la rocca che attuò tutta una serie di accorgimenti – anche legati all’utilizzo militare dell’edificio – nella realizzazione delle fondazioni; accorgimenti che hanno permesso di evitare il crollo dell'angolo che, di fatto, era rimasto penzolante sul vuoto.

Pochi giorni dopo la frana, la rocca è stata messa in sicurezza con appositi cavi di acciaio che hanno imbragato tutto l'edificio. Per intervenire al recupero definivo è stato necessario attendere tutti i permessi per poter ricostruire la parte crollata.

Il castello, pur essendo privato, è considerato un bene storico tutelato dalla Soprintendenza alle Belle arti e dal Ministero dei Beni culturali, e quindi nulla si può toccare se non vi sono i permessi definitivi e se non vengono seguite le direttive della Soprintendenza stessa.

La famiglia Casali, proprietaria del castello, visto che la frana della collina è avvenuta in un periodo di maltempo che causò tantissimi danni in tutta la regione, aveva chiesto che l’intervento di restauro potesse essere inserita all’interno degli interventi di aiuto che la Regione e lo Stato hanno riservato ai privati. Ma, come succede talvolta in Italia, le pratiche per i contributi e gli aiuti per le opere d'arte sono “in fondo alla lista della spesa” e, nonostante la Regione abbia espresso il parere favorevole per un contributo, la richiesta è rimasta ferma a Roma. Di conseguenza, nulla da fare per le richieste di aiuti per il fondo riservato ai beni privati del ministero dei Beni culturali.

A quanto risulta, il ministero non ha soldi da spendere ed è anche in ritardo nel pagamento di 150 milioni di euro di fondi che, in teoria, dovrebbero già essere stati erogati da diversi anni. Di conseguenza, l'intervento sul castello di Castellarano è avvenuto interamente a carico della famiglia Casali, che ha dovuto farvi fronte con un mutuo aperto presso un istituto di credito.

I lavori sono stati particolarmente impegnativi, perché è stato realizzato un basamento in cemento con tanto di palizzata in tubi di acciaio per poter reggere il peso di una struttura, pure questa in acciaio, che è stata ancorata ogni dodici metri alla roccia. La struttura può essere paragonata ad una sorta di palafitta che è andata a sostituire la roccia franata dalla collina. Ovviamente, questa palafitta è stata ricoperta con un apposito muro in laterizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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