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«Correnti? Non accetto lezioni da Costa»

«Correnti? Non accetto lezioni da Costa»

Il renziano Mammi, sindaco di Scandiano: «Anche lui è in un’area, la sua predica non sta in piedi»

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REGGIO EMILIA. «Non accetto lezioni da Costa sulle correnti. Lui stesso è vicino ad una corrente, come dimostra la sua presenza alla convention fondativa dell’area che fa capo a Roberto Speranza». Volevano gettare acqua sul fuoco di un partito sull’orlo di una crisi di nervi. Ma le parole del segretario provinciale Pd, Andrea Costa, non sono andate giù al sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, tra i promotori del documento firmato Area Renzi inviato alla Gazzetta nell’ambito dell’acceso dibattito sul referendum costituzionale. «Le sue dichiarazioni inopportune e fuori luogo», attacca Mammi.

Sindaco, il referendum ha scoperchiato un vaso di Pandora. Cos’è che non va ora?

«Non sono abituato ad entrare pubblicamente nelle vicende del partito, nè a rispondere a un segretario provinciale. Non l’ho mai fatto in oltre 20 anni di militanza Ds e Pd. Ma Costa non può elevarsi a salvatore della patria, criticando le correnti, quando è molto vicino ad una corrente e un’area ben precisa: ha fatto centinaia di chilometri per la convention fondativa di Speranza a Perugia. È legittimo, ma le sue parole sono fuoriluogo».

Non crede che siano un richiamo all’unità, per occuparsi di temi più importanti?

«Andando a Perugia, da segretario avrebbe dovuto evitare di esporsi. Lo avrebbe dovuto fare per mantenere l’unità sostanziale del partito, non solo quella formale, rappresentando nel migliore dei modi tutte le anime del Pd. La sua predica non sta in piedi».

Ma il correntismo c’è. È evidente. Vi siete firmati Area Renzi...

«Non si può tacciare di correntismo un documento che rappresenta amministratori, segretari di circoli e militanti che da anni si impegnano sul territorio per il Pd. Nel documento viene espressa preoccupazione per quanto avvenuto in consiglio a Reggio: un episodio grave, che mostra la brutta immagine di un Pd diviso su un referendum importante per la vita del Paese e del Pd stesso. Una parte dei consiglieri aveva deciso per ragioni personali di andare contro il governo, costruendo addirittura un’alleanza con Fi, M5s e Lega. La riforma non è una cosa solo per renziani. Ci sono documenti approvati in direzione nazionale e provinciale. Mi aspettavo che il segretario criticasse pubblicamente il comportamento di questi consiglieri, non che ci attaccasse».

Però questo referendum divide. E si vociferava persino di una vostra uscita dalla segreteria, dove Costa – vincitore del congresso provinciale – giustamente ricorda che siete rappresentati tutti.

«Noi, sostenitori di Manghi, siamo entrati in segreteria per senso di responsabilità e perché abbiamo a cuore il futuro del Pd. Anche le recenti parole di Manghi cercavano unità. Non ci sottraiamo a collaborare, ma chiediamo al segretario un atteggiamento più responsabile e autorevole. Quanto al referendum, è un dato oggettivo che la raccolta firme è andata bene, a dimostrazione che c’è una buona adesione. Ma ci sono Comuni che sono andati molto bene e altri inesistenti. Luzzara, ad esempio, ottomila abitanti e solo una quarantina di firme. In altri siamo a zero».

Volete un segretario più renziano, par di capire? O una base più renziana?

«Non mi sento minoranza, nè assediato. Ho fatto i banchetti per i referendum e, nel momento in cui spiegavi i contenuti, le persone capivano che il Paese potrà fare un grande passo avanti. Noi dobbiamo capire una cosa anche qui: al governo non c’è solo Renzi, ma tutto il Pd, con ministri che vengono da culture democratiche differenti. È un messaggio che tutte le anime del Pd devono capire. Abbiamo di fronte a noi due sfide. La prima è a FestaReggio, una grande occasione per parlare dei problemi del Paese e dei reggiani, senza trasformare le aule del consiglio in sterili teatrini. La seconda, la più importante, è il referendum, una sfida per modernizzare il Paese che non deve essere solo di una parte del Pd. Io vorrei che anche a Reggio queste idee siano condivise. Ci stiamo giocando il futuro come comunità politica, non solo come destino di un leader. Per questo non si può dire che le nostre parole sono solo “rumore di fondo”». (e.spa.)

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