Parà morta, capo istruttore assolto
La tragedia cinque anni fa quando perse la vita una ventenne
REGGIO EMILIA. A sei anni dalla tragedia, è stato assolto in Cassazione il brigadiere dei carabinieri, ex parà Tuscania, Marco Basilio Schenetti, oggi in servizio e residente a Modena mentre all’epoca dei fatti abitava a Reggio. Era il direttore della scuola di lancio di paracadutismo di Modena che il 20 febbraio 2010 curò il lancio del caporale dell’esercito Giovanna Melania La Mantia, trapanese ventenne, finito con la morte della debuttante parà annegata dentro un laghetto nei pressi dell’aeroporto di Ravenna. Oltre all’assoluzione di Schenetti difeso dall’avvocato Antonio Sarzi Amadé, sono state invece confermate le condanne in appello per gli altri due imputati: otto mesi al riminese Renzo Carlini, presidente dell’Associazione paracadutisti di Rimini e un anno di pena al mantovano Andrea Tomasi.
Ricordiamo che Schenetti, ora assolto definitivamente, era stato condannato in primo e in secondo grado. L’assoluzione deriva dal fatto che secondo la suprema corte non poteva avere avuto responsabilità per la morte della La Mantia, al suo primo lancio.
Al centro di tutte le fasi processuali si è infatti discusso del punto di atterraggio previsto per sei paracadutisti al loro primo lancio. Anzichè l’area sicura che doveva trovarsi molto lontana dal laghetto, venne scelto un punto vicino alla pista aeroportuale, comoda ma troppo vicina al laghetto. Infatti il giovane caporale dell’esercito, prima a lanciarsi, vi cadde dentro senza riuscire a uscirne perché trattenuta e risucchiata dal paracadute: il corpo fu ritrovato 5 giorni dopo. Quel punto era in realtà riservato solo a parà abili.(c.g.)
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