Turni al Core, i sindacati incontrano la direzione
Al centro la nuova organizzazione del lavoro dettata dalla nascita del Centro Frigeri (Cgil): «Chiediamo l’eliminazione o la riduzione del blocco del turn-over»
REGGIO EMILIA. I sindacati non sono pessimisti riguardo alla possibilità di fare convivere il Core con gli altri reparti dell'arcispedale Santa Maria senza privarli degli investimenti e del personale necessari per preservarne la piena funzionalità ed efficienza. Mantengono, però, un atteggiamento prudenziale e chiedono che vengano fatte le assunzioni occorrenti non solo al nuovo dipartimento di eccellenza, ma all'intera struttura ospedaliera, nella prospettiva dell'unificazione con l'Ausl provinciale.
Le maggiori perplessità, riguardo allo scenario futuro, le aveva espresse Claudio Pedrazzoli, direttore della Chirurgia generale a indirizzo oncologico e ricostruttivo, il quale dubita di trovarsi ancora nella condizione che gli ha recentemente consentito di portare a termine con successo un intervento particolarmente delicato, durato sette ore, su un paziente che era passato per anni senza risultati da un ospedale all'altro: «Non so - aveva detto Pedrazzoli - se alla luce dei futuri cambiamenti riusciremo ancora ad eseguire interventi come questo».
In sostanza occorre fare i conti con le risorse finanziarie e il personale, che hanno una disponibilità limitata, mentre le liste d'attesa si allungano. «C'è un po' di preoccupazione - spiega Maurizio Frigeri, segretario provinciale del sindacato funzione pubblica della Cgil - ma non allarme. Prestiamo attenzione al rapporto fra i posti letto e il personale. Con l'apertura del Core si modifica l'organizzazione del lavoro e si impongono misure di adattamento. Dopo il taglio del nastro si deve verificare se occorrono interventi particolari. A tale scopo è previsto entro la fine di luglio un incontro dei sindacati con la direzione ospedaliera, dedicato specificamente alla questione del Core».
Già da tempo, peraltro, la Cgil aveva messo in guardia i lavoratori e gli utenti: «Gli investimenti sul Core - aveva sottolineato - sono una buona cosa, ma non si deve dimenticare che l'ospedale è un insieme unitario». Alla base il problema cronico del blocco del turn over. Da quattro anni la Regione consente alle aziende sanitarie reggiane di sostituire soltanto il 35% del personale sanitario che si ritira e nulla di quello tecnico e amministrativo. E la nostra provincia ha ricevuto un trattamento meno pesante, avendo presentato bilanci in ordine. Ai sindacati non basta. «Chiediamo - riferisce Frigeri - l'eliminazione o la riduzione del blocco del turn over. Non si devono usare gli stessi criteri da Rimini a Piacenza, trattando in egual maniera chi spreca e chi è virtuoso come Reggio, dove il rapporto tra i posti letto e la popolazione, pari al 3,2% è il più basso della regione». La nostra provincia, inoltre, può vantare un processo di razionalizzazione: «L'unificazione fra Santa Maria e Ausl - sottolinea Frigeri - potrà risolvere certe criticità e consentirà significative economie di scala».
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