Gazzetta di Reggio

Reggio

Coem, di nuovo sciopero sul rinnovo del contratto

di Adriano Arati
Coem, di nuovo sciopero sul rinnovo del contratto

Castellarano: scaduto alla fine del 2015, l’azienda vorrebbe rimandare ancora Adesione del 90% delle maestranze con il ciclo produttivo bloccato anche ieri

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELLARANO. Altre due giornate di sciopero, con il ciclo produttivo praticamente bloccato. Non si sblocca la difficile situazione della ceramica Coem di Roteglia, dove da mesi si discute per il rinnovo del contratto integrativo scaduto alla fine del 2015.

Ieri e oggi le rappresentanze sindacali hanno organizzato un nuovo sciopero completo, di 8 ore giornaliere, unito a un presidio davanti all’ingresso dello stabilimento in via Stradone Secchia 32 nella zona artigianale di Roteglia.

Una nuova manifestazione pubblica di protesta dopo le altre due giornate di sciopero andate in scena a giugno. Come nelle precedenti occasioni, hanno aderito gran parte degli addetti alla produzione.

Le posizioni fra la proprietà, la Rsu e la Filctem Cgil sono ancora molto lontane, nelle scorse settimane vi sono stati molti incontri e discussioni che però non hanno portato nemmeno a un riavvicinamento. E così, ancora in attese di risposte su un contratto scaduto quasi sette mesi fa, gli operai hanno deciso per la nuova mobilitazione, raddoppiando la posta con una doppia giornata di stop.

«Fra gli addetti del reparto produttivo l’adesione è oltre il 90%, la produzione è praticamente ferma e abbiamo avuto anche la solidarietà da chi doveva entrare nello stabilimento per consegne e carichi e ha preferito non farlo» racconta Daniele Belli della Filctem Cgil, il sindacalista impegnato in prima persona nella partita Coem. Il nodo del contendere è il contratto integrativo che ha concluso la propria validità alla fine del 2015.

I sindacati chiedono un aumento salariale e alcune garanzie su premi di produzione e tematiche similari. Per ora però la distanza è ancora piuttosto profonda, nonostante gli sforzi da ambo le parti.

«E qui non stiamo parlando di una realtà in crisi, la Coem è un’azienda che guadagna, e parecchio, e ha fatto investimenti. E i lavoratori hanno sempre fatto la loro parte, riteniamo sia giusto che questo venga riconosciuto e che anche loro abbiano un riconoscimento in questo senso» continua Belli.

«Su alcuni punti da parte della direzione aziendale non c’è proprio alcuna volontà di chiudere. Ad esempio sulla durata del contratto e sulla sua entrata in validità. Qui si vuole farlo iniziare al momento della chiusura dell’accordo, e non alla scadenza del precedente accordo. Ma in questo modo, s e un’impresa tiene viva apposta la discussione due anni per prolungare i tempi, il contratto diventa da cinque anni, non da tre anni» afferma ancora il sindacalista. «Questo non ha alcun senso, altrimenti – conclude Belli – ogni contrattazione verrebbe sempre procrastinata ad oltranza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google