Il processo Eternit bis può andare avanti
Rubiera: la Consulta respinge le eccezioni dei difensori, a Torino si procederà per omicidio volontario
RUBIERA. Il processo Eternit di Torino per omicidio colposo può proseguire. L’ha confermato ieri la Corte costituzionale, con una decisione che potrà avere forti conseguenze anche sull’eventuale procedimento reggiano per i morti rubieresi dell’Eternit. Dopo la fine del primo processo Eternit per disastro ambientale doloso, conclusosi con la prescrizione dei termini, a Torino è stato avviato un secondo procedimento nei confronti dell’amministratore delegato di Eternit, il milionario svizzero Stephan Schmidheiny.
L’industriale, secondo l’accusa, avrebbe continuato a tenere aperti gli stabilimenti produttivi nonostante fosse al corrente della pericolosità dell’amianto. L’esposizione prolungata alle polveri di amianto, è ormai tristemente acclarato, può causare una serie di tumori polmonari praticamente incurabili.
Nel caso del secondo processo l’accusa è di omicidio volontariato aggravato per 258 persone, quasi tutti lavoratori delle ditte dove si realizzava i materiali Eternit. Fra queste vittime, vi sono anche alcuni rubieresi. Per questo reato non sono previsti termini di prescrizione, e quindi non sarebbe possibile una conclusione beffarda come nel primo procedimento, quando parenti e associazioni si sono ritrovate senza riconoscimenti né risarcimenti pur in assenza di una vera assoluzione dell'imputato.
Un anno fa il giudice torinese Federica Bompieri aveva però sollevato una questione di costituzionalità. Il nodo è l’articolo 649 del codice di procedura penale, quello che regolamenta la possibilità di un secondo giudizio per lo stesso fatto, il principio «ne bis in idem». Gli avvocati di Schmidheiny hanno sostenuto che il loro assistito, in quanto già processato, non potesse più essere chiamato a rispondere per la medesima vicenda.
Se questa obiezione fosse passata, il processo si sarebbe concluso prima di partire. La vicenda è finita alla Corte costituzionale, al dibattimento di un mese fa ha assistito anche una delegazione rubierese. Ora l’attesa è finita, con una buona notizia: il processo è legittimo, si può procedere.
Questa decisione della Consulta apre la strada anche a un futuro procedimento simile reggiano. Nel 2015 anche a Reggio, dopo una denuncia del sindaco rubierese Emanule Cavallaro, è stato aperto un fascicolo di inchiesta per 47 decessi fra i dipendenti dello stabilimento di Rubiera. Il precedente appena stabilito dalla Corte – al termine di un complicato ragionamento giuridico di causa-effetto – apre quindi la strada a una possibile replica del processo anche a Reggio senza vincoli costituzionali. (adr.ar.)
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