Ovulatore morto Nell’auto dei complici si cerca il suo dna
Cadelbosco Sopra: la procura ha incaricato due periti Accertamento sulle lenzuola e sotto le unghie della vittima
Il perito incaricato dalla procura cercherà tracce di dna della vittima nelle lenzuola sequestrate nella casa di Bagnolo San Vito (Mantova) in cui Muhammad Asghar, 44enne di origine pakistana ma da tempo residente in Spagna, vicino a Barcellona, avrebbe agonizzato al ungo prima di essere gettato in una strada di campagna di Cadelbosco Sopra. Per morirci, di freddo e per quell’occlusione intestinale che i complici non avevano voluto curargli, dopo che aveva trasportato un carico di eroina nell’intestino.
Il sostituto procuratore Giacomo Forte ha infatti incaricato due consulenti tecnici - la dottoressa Paola Bonasoni e il dottor Fabrizio Pace - di eseguire un accertamento tecnico non ripetibile sul materiale sequestro ai due indagati accusati di aver provocato la morte del pakistano: i connazionali Muhammad Muezz, 25enne residente a Busto Arsizio e Aziz Usman, 28enne connazionale domiciliato a Bagnolo San Vito (Mantova). I due sono in carcere dalla metà di giugno, dopo che le indagini dei carabinieri di Cadelbosco Sopra hanno portato a loro.
L’accertamento a caccia di tracce di dna della vittima sarà effettuato anche nei tessuti dell’auto in uso a uno dei due indagati: quella che gli investigatori pensano sia stata utilizzata per trasportare la vittima sino a Cadelbosco, in via Molino Vico Zoaro. Saranno analizzate anche tracce di pelle che il 44enne aveva sotto alle unghie. Nella convinzione che possano dare ulteriori risposte sul caso.
L’avvocato Federico De Belvis, che difende Aziz, si è riservato di nominare un proprio consulente per partecipare all’accertamento.
Era il 24 dicembre dell’anno scorso quando Muhammad Asghar venne trovato agonizzante. Sarebbe morto poco dopo all’ospedale. A lungo è rimasta un mistero quella morte. Ma è stata l’autopsia a dire molte cose: come che nell’intestino aveva un ovulo di eroina liquida. Il 44enne era dunque un body packer, un ovulatore. Attività molto rischiosa, che infatti gli provocò un’occlusione intestinale. Ma secondo la procura a ucciderlo fu il comportamento scellerato dei complici, che invece di portarlo all’ospedale lo sciarono solo mezzo nudo e al freddo, in mezzo a una strada isolata. (el.pe)
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