«Anche il sindacato ignorava i rischi»
Il comitato pro-azienda mostra un documento del 1989 firmato dalla Flc: evidenziava l’attenzione dell’azienda sulla salute
CORREGGIO. Tira fuori un documento datato 7 febbraio 1989, il comitato degli amici di Franco Ponti. Si tratta di un verbale d’accordo firmato all’epoca dai rappresentanti della Federazione lavoratori Costruzione, dai lavoratori del consiglio di fabbrica e da Gianni Ponti della Cemental. Il focus del testo erano occupazione, processi di innovazione e organizzazione. La garanzia del lavoro, insomma. Ma una sezione in quelle quattro pagine va sotto il titolo “Ambiente e prevenzione”. E recita: «L’azienda ha svolto e svolge una azione continua e vigile nei confronti degli ambienti di lavoro e della tutela della salute. La situazione igienico-ambientale dello stabilimento sulla base delle certificazioni esibite dalla Usl rispetta le indicazioni contenute nelle norme vigenti e nelle direttive europee in materia; dette certificazioni evidenziano valori ampiamente inferiori al limite di accettabilità».
Roberto Pellicciari è uno degli amici di Franco Ponti, che hanno deciso di metterci la faccia e di comprare e firmare una intera pagina per esprimersi a favore dell’imprenditore che oggi si trova alla sbarra, chiamato a rispondere di omicidio colposo e lesioni gravissime per la morte e la malattia di due ex dipendenti. «Lui non voleva, ma noi ci siamo sentiti in dovere di farlo» ci tiene a sottolineare, anche in risposta alle recenti polemiche. «L’avvocato D’Andrea ha definito vergognosa la pubblicazione del nostro documento. Ma chi viene denigrato dovrebbe starsene zitto e difendersi solo in tribunale?» rilancia. Ora, rispolverano questo documento. «Non vogliamo polemizzare con il sindacato» premette. E il riferimento è a una recente intervista rilasciata alla Gazzetta da Ciro Maiocchi, della Inca Cgil. «Ma in tutta serenità, vorremmo condividere con Maiocchi, che sostiene come i rischi dell’amianto si conoscessero fin dall’Ottocento, alcune riflessioni basate solo su dati di fatto» prosegue Pellicciari. Come il documento del 1989. «Se l’entità del rischio fosse davvero stata nota, andrebbe spiegato perchè il sindacato abbiamo sottoscritto un accordo tra il consiglio di fabbrica della Cemenal e l’azienda - prosegue Pellicciari - Nessuno nega che si conoscesse da tempo la necessità di trattare l’amianto con precauzione, tanto che la Cemental adottò tutte le misure previste dalla legge e dal codice civile fin dagli anni 50. Ciò che non si conosceva fino a tempi recenti era l’entità e la precisa natura del rischio. Se ci fosse stata piena conoscenza andrebbe spiegato perchè il sindacato fino al 1976 non abbia lottato per inserire nel Contratto collettivo nazionale un limite per la presenza di fibre di amianto nell’ambiente di lavoro. Dal 1976 fino al 1979 fu previsto un limite di ben 5 fibre ogni cc di aria nell’ambiente di lavoro. Si noti che questo limite in seguito è stato ridotto di ben 50 volte, ma anche tal minima misura è stata poi giudicata pericolosa». E conclude: «Almeno sino al 1975 nessun imprenditore o sindacalista aveva informazioni certe sulla realtà entità del rischio amianto. Solo con le conoscenze acquisite in seguito si deve purtroppo affermare che, contro il rischio di contrarre il mesotelioma, non esiste alcuna soglia minima di sicurezza per le fibre di amianto nell’ambiente i di lavoro».
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