Da don Pessina ad oggi, una lunga ricerca della verità
Il libro "Il Diavolo, il Vescovo, il Carabiniere” di Antonio Bernardi è una ricostruzione documentata della catena di omicidi commessi al termine del conflitto mondiale nel Reggiano
REGGIO EMILIA. Quali persone si celano dietro a “Il Diavolo, il Vescovo, il Carabiniere”, titolo del saggio di Antonio Bernardi dedicato a Reggio Emilia e al suo difficile dopoguerra? Intorno ai nomi di Germano Nicolini, partigiano Diavolo, Beniamino Socche, vescovo, e Pasquale Vesce, capitano dei carabinieri, ruotano le vicende intricate e drammatiche che dall'estate del '46 sino agli anni Novanta hanno segnato la storia del nostro territorio e del Paese, con indagini e processi per le uccisioni di don Pessina, parroco di San Martino di Correggio, del capitano Mirotti a Campagnola, dell'ingegner Vischi a Reggio e di altri ancora. Una catena di omicidi non connessi fra loro, riconducibili secondo l'autore alla durezza della lotta armata, a rappresaglie, repressioni e torture nazifasciste che suscitarono odi e pulsioni di vendetta.
Tuttavia vi fu chi tentò di legare questi avvenimenti, amplificati da una vasta eco sulla stampa nazionale e locale, forse per cercare verità e giustizia, ma pure, come risulta da numerosi documenti, per combattere il comunismo e i suoi partigiani: contro un tale nemico il vescovo Socche intraprese una crociata personale, avvalendosi in primo luogo del capitano Vesce, militare cinico e lucido, abile nella formulazione di un castello accusatorio che trascinò in carcere persone estranee ai fatti, in particolare lo stesso Nicolini ed Egidio Baraldi. E i veri colpevoli? Nei loro confronti, come in quelli degli innocenti condannati, si manifestarono i limiti di un Pci in grande difficoltà, stretto nella morsa della guerra fredda, isolato nel contesto nazionale, diviso al proprio interno fra moderati e rivoluzionari, privo per anni, a livello provinciale, di una leadership all'altezza.
Fra strumentalizzazioni ed errori, sia politici sia giudiziari, si è quindi sviluppata una storia complessa, contraddittoria, ricostruita da Bernardi in modo accurato, iniziando dagli eventi sanguinosi per giungere, attraverso una lunga stagione di processi, al celebre “Chi sa parli” e, infine, alla verità.
Con quest'opera l'autore soddisfa non solo un'esigenza storiografica, ma evidenzia anche l'opportunità di approfondire ulteriormente lo studio di quel periodo, avvertendo che «vi è un passato che non passa mai».
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