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Fusione dei tre Comuni si voterà il 16 ottobre

di Ambra Prati
Fusione dei tre Comuni si voterà il 16 ottobre

Sant’Ilario, esclusa la coincidenza con la data del referendum costituzionale Per procedere, il «sì» deve vincere nei tre i paesi (salvo intervento della Regione»

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SANT'ILARIO. La Regione ha fissato la data per il referendum sulla fusione tra i Comuni di Sant'Ilario, Gattatico e Campegine: il 16 ottobre. La Regione ha scelto ottobre per non sovrapporsi al referendum costituzionale di novembre.

E' emerso giovedì sera durante un dibattito alla festa Pd santilariese, alla quale hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza della Regione, Andrea Rossi; il presidente della Provincia, Giammaria Manghi; il sindaco di Sant'Ilario, Marcello Moretti – più tardi raggiunti da Paolo Cervi, sindaco di Campegine – con Margherita Grassi di Telereggio nel ruolo di moderatrice. Tra il pubblico, in prima fila, Mauro Bigi, sindaco di Vezzano. Assente Gianni Maiola, sindaco di Gattatico, che però dal mare ieri ha commentato: «Speravamo si andasse alle urne in novembre, avevamo fatto richiesta in questo senso. Così c'è poco tempo per informare e incontrare i cittadini, perché siamo già a fine luglio; agosto è tutto fermo e la legge impedisce a noi amministratori di fare campagna diretta un mese prima del voto».

Rossi ha annunciato che la Regione ha indetto per quella data autunnale i referendum delle sei proposte di fusione in tutta l'Emilia-Romagna, «un record che ci pone subito dopo la Lombardia».

Confermato che, affinché vinca il sì, occorrerà la maggioranza assoluta in tutti e tre i Comuni – ma Rossi ha ricordato il Comune apripista della Valsamoggia, dove la Regione Emilia Romagna decise di proseguire nonostante il no espresso da un territorio.

In caso di semaforo verde, il primo gennaio 2017 arriverà un commissario, in carica fino alla prima tornata elettorale utile di primavera, per scegliere la nuova giunta dell'eventuale Comune unico da 85 chilometri quadrati e 22mila abitanti.

I motivi per votare sì, secondo il fronte delle persone facorevoli: la trasformazione della società, che deve trovare un corrispettivo nell'organizzazione comunale ferma all'Unità d'Italia; i maggiori servizi e, soprattutto, quei 19,5 milioni di euro in dieci anni (una tantum), tra fondi regionali e statali, che costituiscono l'argomento più consistente.

«L'Italia è un paese di campanili, ma il messaggio che non è arrivato è che l'autonomia finanziaria dei Comuni non è mai stata raggiunta; e nei prossimi anni gli enti locali tra i 5mila e i 10mila abitanti (per non parlare di quelli sotto i 5mila) non hanno una prospettiva esistenziale», ha fatto eco Manghi, che si è augurato, in prospettiva, stanziamenti del genere anche per l'area vasta. Da parte sua, Moretti ha lanciato una stoccata ai Comitati per il no di Campegine e Gattatico, che proprio in Commissione regionale avevano portato 1.200 firme contrarie: «Ci sono perplessità, è giusto che ci si confronti. Noi abbiamo preso l'impegno di parlare in modo pacato e rispettoso: questa non è una partita di calcio, non serve la tifoseria da stadio. Invece talvolta si ha questa sensazione».

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