«Non c’è rispetto per noi lavoratori»
Castellarano: anche i carabinieri allo sciopero della Coem di Roteglia. Tre le questioni aperte: contratto, aumenti e bonus
CASTELLARANO. Ancora sciopero, ancora presidi davanti all’azienda, almeno sino all’assemblea di lunedì. È sempre più aspro il confronto fra dipendenti e proprietà della ceramica Coem di Roteglia, impegnati dalla fine del 2015 nelle trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale dell’impresa, che conta in totale 160 persone.
Dopo le prime due giornate di sciopero a giugno, giovedì e venerdì gli addetti della Coem hanno proposto altri due giorni di sciopero completo unito a un presidio davanti allo stabilimento di via Stradone Secchia. E annunciano che la protesta non si ferma: sabato, domenica e lunedì lo sciopero continuerà, sempre per le classiche otto ore giornaliere, bloccando il ciclo produttivo fermo ormai da giovedì.
In una ceramica come la Coem il lavoro è costante nei sette giorni e quindi il fine settimana, pur con turni parzialmente ridotti, è periodo di attività. Lunedì mattina è in programma poi quello che si spera sia il momento decisivo: un nuovo incontro fra la proprietà e Confindustria Ceramica da un lato, le rappresentanze sindacali e la Filctem Cgil dall’altro. Se si troverà quantomeno un accordo di massima sul rinnovo del contratto integrativo, i dipendenti della Coem sono pronti a interrompere l’agitazione. In caso contrario, la protesta potrebbe proseguire, anche se le forme sarebbero poi da valutare. Di sicuro, col nuovo pacchetto di scioperi, salgono 56 le ore di fermo dell’attività dai primi di giugno a oggi, e il blocco quasi completo da giovedì a lunedì rappresenta anche un inevitabile danno per la produzione.
«È questo che non capiamo: per una questione di “principio” accettano un danno produttivo e un danno di immagine. Noi siamo feriti, perché siamo persone che tengono all’azienda, molti ci lavorano da più di dieci anni, anche noi teniamo tanto alla Coem», raccontano le donne e le uomini in presidio. «Da quando è cambiato il vertice dell’azienda, le cose sono cambiate. Ci sono un paio di persone che proprio non vogliono discutere con noi, siamo delusi, non veniamo minimamente rispettati. Prima non era così». I temi di discussione legati al rinnovo del contratto sono tre. «Il primo è l’inizio del nuovo contratto: l’azienda vuole che sia valido dal momento della firma. E l’anno che è passato senza rinnovo?» spiegano. Il secondo punto è una scala di aumenti salariali, «visto che comunque parliamo di un’azienda in salute, che all’ultimo bilancio ha redistribuito oltre tre milioni di euro ai soci. Noi abbiamo sempre fatto sacrifici quando ce li hanno chiesti, e crediamo sia giusto anche venir ripagati». Terza vertenza, la richiesta di un bonus “una tantum” per il periodo di mancato rinnovo. La cifra ipotizzata è fra i 400 e 500 euro, «ma su questo potremmo pure trattare. Il problema è che non c’è volontà, non c’è rispetto per noi».
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