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Diciottenne reggiana nel terrore di Monaco: "Sotto i tavoli in attesa che tutto finisse"

Cristina Fabbri
Diciottenne reggiana nel terrore di Monaco: "Sotto i tavoli in attesa che tutto finisse"

Margherita Scalabrini era partita venerdì mattina da Bibbiano: "Eravamo in un pub ed è scoppiato il panico"

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REGGIO EMILIA. Ha scritto “Sto bene” sulla sua bacheca di Facebook e in questo modo è riuscita ad avvisare i suoi amici, in apprensione, sapendola là. Appena ha potuto, tra la confusione generale e i telefoni in tilt, ha contattato i genitori per informarli che una famiglia aveva ospitato lei e i suoi amici. Sono stati attimi di tensione, di paura, di angoscia. Ma per fortuna Margherita Scalabrini, 18 anni, è scampata all’attentato di Monaco.

A raccontarci quei momenti concitati è il padre, Bruno Scalabrini, titolare del Caseificio Scalabrini di Ghiardo (Bibbiano).

«Al pomeriggio Margherita era stata in un parco vicino al centro commerciale dove è avvenuta la sparatoria poi, per fortuna, insieme agli amici si è spostata e si è diretta verso il centro, per andare a cena».
Ancora scosso, continua a ripetere: «Sta bene, per fortuna sta bene. L’importante è questo. Io, mia moglie e l’altro mio figlio abbiamo passato davvero attimi terribili, mi viene da piangere anche adesso mentre ne parlo». Ed è comprensibile. Per un genitore l’angoscia deve essere stata davvero tanta. «Ora sto aspettando che faccia rientro a casa».

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Margherita era partita venerdì mattina insieme a tre suoi tre compagni di scuola - un’altra ragazza e due ragazzi - tutti reggiani. «Volevano visitare Monaco e un castello lì vicino. Sarebbero rientrati domenica sera (stasera, ndr) e sarei andato a prenderli in aeroporto», prosegue Scalabrini che venerdì, giorno dell’attentato, era via per lavoro mentre la moglie si trovava al mare. «Finito di lavorare avrei raggiunto mia moglie e, domenica, sarei andato poi a Bologna e prendere Margherita, e invece…».

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Non trovandosi a casa, ha  saputo tardi di quanto stava accadendo a Monaco. «Solitamente guardo i telegiornali o ascolto le notizie alla radio, ma non quel giorno. E ora dico: meglio così». Infatti, da quando si è messo davanti alla tv e ha appreso la notizia dell’attentato, dopo poco è riuscito a mettersi in contatto con la figlia. «Sto bene, stiamo tutti bene», gli ha detto la ragazza che frequenta il liceo scientifico Spallanzani di Reggio e che conosce bene il tedesco, studiandolo a scuola. E, forse, questo l’ha aiutata a rendersi conto meglio di quello che stava accadendo intorno a lei e a parlare con la gente del posto.

«La comunicazione non è stata facile, ci siamo sentiti più che altro attraverso dei messaggi. Ora la sto aspettando a casa, sta rientrando in auto con i genitori di un suo amico che sono corsi a prenderli». E proprio mentre Margherita è in viaggio, riusciamo a contattarla tramite facebook, anche se la comunicazione va e viene. È lei a raccontarci ulteriori dettagli di quello che ha vissuto venerdì.

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«Eravamo nella birreria Hb a cena quando c’è stato l’attentato. Subito sembrava stesse accadendo qualcosa anche lì, c’era una gran confusione, ma in realtà era solo un’ondata di panico – ci scrive Margherita nella messaggistica privata di facebook -. Abbiamo visto gente che scappava e ci siamo andati a rifugiare sotto i tavoli. Poi per fortuna ci hanno fatto uscire da una porta sul retro».

Una famiglia che abita lì vicino, quando Margherita e i suoi amici sono scappati dal locale, li ha ospitati fino a tarda notte finché è finito il coprifuoco ed è tornata una pur parziale normalità. «In quel momento ci siamo tranquillizzati - racconta la studentessa reggiana - poi, dopo qualche ora, siamo riusciti a ritornare al nostro ostello».

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Si sono diretti all’ostello a piedi, visto che i mezzi non giravano più, né autobus, né taxi.«Abbiamo avuto tanta paura, come tutti». Ma fortunatamente Margherita lo può raccontare, è andato tutto bene e ha solo dovuto anticipare di un giorno il rientro a Bibbiano.

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