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Mafia, scarcerato Gigliarano nel 2012 accoltellò un ragazzo

Mafia, scarcerato Gigliarano nel 2012 accoltellò un ragazzo

POVIGLIO. È stato rimesso in libertà mercoledì nelle prime ore del pomeriggio, Francesco Gigliarano, che era rinchiuso nel carcere di Mantova ed accusato di associazione mafiosa perché ritenuto...

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POVIGLIO. È stato rimesso in libertà mercoledì nelle prime ore del pomeriggio, Francesco Gigliarano, che era rinchiuso nel carcere di Mantova ed accusato di associazione mafiosa perché ritenuto vicino al clan Giostra. Quarantatré anni, nato e residente a Isola Capo Rizzuto, è da tempo domiciliato a Viadana, dove vive con la convivente e dove aveva gestito un bar con sala giochi-scommesse e una tabaccheria.

Gigliarano si fece conoscere quattro anni fa anche nel reggiano. Tutto accadde all’alba nei pressi del night club "Lolita" di Poviglio, dove si fronteggiarono due gruppi di persone. Una decina i contendenti, tra i 18 e i 40 anni d'età. Da una parte, coalizzati, napoletani e lucani, dall’altro calabresi.

Dagli insulti i due gruppi passarono ben presto alle mani, e spuntò anche un coltello. Ad avere la peggio, un 24enne originario della provincia di Potenza, Vito Delfino, residente a Campegine. Il giovane era stato accoltellato al torace e a una coscia proprio da Francesco Gigliarano. La maxi-rissa di Poviglio terminò con l'arrestato dell’accoltellatore, accusato di tentato omicidio, e la denuncia di sette persone. L’uomo era poi stato nuovamente condotto in carcere il 29 giugno scorso durante la maxi operazione anticrimine denominata “Totem” che portò all’arresto di 24 esponenti del clan Giostra che operava nel settore delle scommesse e del gioco d'azzardo con corse clandestine di cavalli.

Per Gagliarano l’accusa era di aver fornito software illegali con successiva assistenza tecnica su alcuni totem presenti all'interno di sale giochi, tutte riconducibili alla cosca mafiosa dei Giostra. Mercoledì però il suo avvocato difensore, Domenico Neto del foro di Reggio Calabria, è riuscito a ottenere la scarcerazione. Dopo un’articolata analisi del materiale investigativo, che aveva indotto il Gip messinese a firmare l'ordinanza coercitiva, Neto ha confutato ogni singolo elemento indiziante rispetto al capo di imputazione contestato.

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