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Cuperlo lancia a Albinea l’asse con i Retedem

Cuperlo lancia a Albinea l’asse con i Retedem

Il presidente Pd: «Renzi frutto di errori del passato». E sul referendum: ci sono ragioni anche per il no

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ALBINEA. Quando è arrivato ieri ad Albinea in macchina con Paolo Gandolfi, Gianni Cuperlo ha cortesemente rimandato con un “no” le interviste facendo capire di non essere lì per presenzialimo: «Sono qui per ascoltare, le facciamo quando hanno finito tutti di parlare». E in religioso silenzio il presidente del Pd ha prestato l’orecchio a oltre 3 ore di discorsi, celebrando poi un mea culpa rispetto al ritardo nella critica al giovane leader Matteo Renzi, davanti agli aderenti di Retedem e agli ex civatiani reggiani presenti, ribadendo che «la sinistra è stata fondata per combattere le diseguaglianze» e lanciando stoccate anche contro Pierluigi Bersani. «Io credo che non ci sia nessuna ditta da riprendersi ma dico anche che Renzi sia il frutto di errori compiuti prima, da tutti noi - dice Cuperlo dal palco - E lo dico qui, a voi che lo avevate intuito e detto in anticipo rispetto ad altri. Anche a noi, anche a me. E lo avevate detto anche meglio. Forse dovevamo unirci ieri, e non domani. Tanto più che noi, quando si ragiona di ieri e di domani siamo forti. È quando si ragioni dell’oggi che siamo limitati. Abbiamo bisogno di un cantiere di idee, relazioni con l’esterno e un altro spirito». Cuperlo, non senza destare una certa sorpresa, lancia quindi un asse ideale con Retedem e gli ex civatiani per tentare di trovare un outsider che possa raccogliere consensi e scalare il Pd per diventarne il segretario.

Poi l’altro siluro, quello sul referedum. «L'Italia per la sua storia e cultura non ha mai tollerato la logica dell'uomo forte, ed è andata meglio quando si è lavorato per comporre il conflitto sociale, con Giolitti, Cavour, Ulivo - dice Cuperlo nelle vesti di leader di SinistraDem- La combinazione riforme-Italicum che non funziona, insieme è pericolosa». Al referendum «ci sono alcune buone ragioni per votare sì, io dico anche per non spaccare il mio partito ma ci sono anche ragioni di merito per votare no. E il punto di equilibrio è cambiare la legge elettorale», sottolinea osservando come sarebbe opportuna, nel Pd, anche una riflessione sui risultati del Jobs Act che «ha spaccato il rapporto con il sindacato ed è stato presentato come la riforma più di sinistra».

Il problema resta la rappresentanza popolare: tra Reggio Emilia e Albinea, dove è stata ospitata la tre giorni della Festa nazionale di Retedem, sono in pochi a sapere cosa rappresenti la corrente. Gandolfi è stato l’organizzatore del piccolo evento e l’unico che dice esplicitamente di essere un membro di Retedem. Gli altri ex civatiani reggiani attendono: tra il pubblico c’è la consigliera regionale del Pd Silvia Prodi, il giovane consigliere comunale Lanfranco De Franco. C’è il padrone di casa ed ex civatiano, il sindaco Nico Giberti, l’ex sindaco Antonella Incerti, Roberta Pavarini. Con Retedem «dobbiamo costruire un progetto politico nuovo, di centrosinistra. Il Partito Democratico è la nostra casa, lì continueremo a lavorare partendo dalle fondamenta» chiude Sergio Lo Giudice, senatore Pd e portavoce di ReteDem. (e.l.t.)

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