Gazzetta di Reggio

Reggio

«Torniamo a parlare alla gente comune»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Torniamo a parlare alla gente comune»

Una serie di sferzate al premier. Monguzzi: «Al mondo reale stiamo rispondendo con gli slogan, ascoltiamo le voci al bar»

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ALBINEA. «Stiamo discutendo del regolamento di condominio mentre la casa sta bruciando». Il regolamento sarebbe il referendum costituzionale e la casa è il Partito Democratico. A tracciare il parallelo in piedi e davanti all’asta di un microfono negli spazi della festa dell’Unità di Albinea - in stile Leopolda - è Carlo Monguzzi, professore di matematica e consigliere comunale del Pd a Milano, che ce l’ha con la «presunzione del leader». Uno che con Renzi e la Leopolda vuole aver poco a che fare secondo quanto riverberato dagli amplificatori, che hanno poi visto susseguirsi al microfono 10 interventi, tutti di grosso calibro politico e con posizioni diverse, spesso critiche, invitati per la tre giorni di festa di Retedem, corrente della sinistra Pd che sta organizzando una riforma del partito. Dall’ex Pci, poi Sel e ora Pd Gennaro Migliore, alla presidente nazionale dell’Arci Francesca Chiavacci («Non ci chiamano più: è ben strano che un’associazione laica di massa con milioni di soci che si occupa di determinati problemi non è un interlocutore del governo di sinistra» dice) fino all’ormai mente critica del Pd Roberto Speranza o al radicale Marco Cappato. «Ormai ci siamo relazionati con il 50% della gente che va a votare e l’altro 50% l’abbiamo perso - continua Monguzzi – Dobbiamo ricominciare a contaminarci con la società tamarra. Dobbiamo ascoltare l’insopportabile linguaggio del bar, della metro. Non dico parlarlo ma ascoltarlo perché è il linguaggio di metà del popolo. Basta col linguaggio delizioso della sinistra. Al mondo reale stiamo rispondendo con gli slogan». Dal bar della festa dell’Unità arriva il voto ideale su Cappato: «Voto 9» dice uno dei giovani dem.

I relatori sono tutti presenti su invito di Retedem, che tenta di stringere le fila tra gli ex civatiani dopo l’uscita dal partito di “Pippo” e che a Reggio è capeggiata dal deputato dem Paolo Gandolfi. «Retedem è formata da un gruppo di persone che vanno in giro per l’Italia convinta che il Pd debba cambiare perché non si ritrova nella politica di Renzi ma non vuole nemmeno tornare indietro - spiega Gandolfi, ex assessore alla mobilità nella giunta del renziano Graziano Delrio e ora deputato alla Camera - Vogliamo una proposta politica nuova che parte dal rapporto con la società come ha sempre fatto la sinistra. Non possiamo centrare tutto il dibattito sulla riforma elettorale e quella costituzionale. I cittadini ci chiedono di risolvere questo problema che è tutto interno ai palazzi». Pur essendo una domenica mattina di fine luglio, con la guazza e le mosche che volano dai campi fin sotto il tendone bianco, le 60 sedie sono piene. Si tratta però di addetti ai lavori, un’élite politica che si smarca dal pensiero unico dei renzisti, del quale tiene la bandiera il solo Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, incalzato anche dal capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, 37 anni, che bolla la sconfitta elettorale come «la più grande sconfitta del centro sinistra alle amministrative, e anche dove vinciamo come a Bologna i segnali non sono rassicuranti, non sono da dormire su sette cuscini. La ragione di questa sconfitta è che abbiamo raccontato un’Italia fuori dalla crisi quando una parte dei nostri cittadini si sente con due piedi dentro la crisi». Lo stesso Bonaccini parla della necessità di avere a capo della segreteria nazionale un nuovo gruppo dirigente «politicamente più robusto» senza esautorare però il segretario Renzi. Gli interventi sono limitati: dieci minuti ciascuno, che sfondano ogni volta i 15. Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, l’unico reggiano in scaletta : «Anche io vado alla Coop - dice - e la gente quando mi ferma mi domanda quando potrà andare in pensione e se i loro figli riusciranno mai ad avere un lavoro. È di questo che parla, ha bisogno e non ci sono risposte».

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