«A Reggio state esagerando, attenti»
Lo studioso Nicaso rivela un episodio avvenuto in Toscana: «Mi avvicinò un uomo e dopo i complimenti mi mise in guardia»
REGGIO EMILIA. Non solo colpi di clacson per disturbate il convegno antimafia, come accaduto nel novembre 2014 a Gualtieri. Ma anche un messaggio inequivocabile e diretto, consegnato allo studioso Antonio Nicaso mentre si trovava a un evento a Pietrasanta, in Toscana. Era il 12 giugno 2010, molto prima di Aemilia, quando il dibattito sul radicamento della ’ndrangheta a Reggio provocava ancora polemiche e c’era chi tra gli amministratori contestava quello che Nicaso e il procuratore Nicola Gratteri da qualche anno andavano ripetendo negli incontri sempre più frequenti nella nostra provincia.
«Mi trovavo a Pietrasanta con Gratteri per l’evento Anteprime, organizzato da Mondadori. Una manifestazione con gli scrittori più importanti della casa editrice. C’era tantissima gente. Mi ero allontanato dal servizio d’ordine per fare un autografo. Mi si avvicina un uomo, sulla quarantina, capelli neri, accento calabrese. Mi fa i complimenti. Poi però mi dice. “A Reggio Emilia state esagerando, state attenti, c’è tanta brava gente là”. Poi mi diede le spalle e scomparve nella folla. Restai sorpreso del fatto che in Toscana qualcuno mi potesse parlare di Reggio Emilia. Subito non ci feci troppo caso, perché queste cose erano e sono abbastanze frequenti».
In un’altra occasione Nicaso si è trovato di fronte a un giovane che lo ha contestato apertamente. «Nel maggio 2011 durante l’inaugurazione della targa commemorativa per la strage di Capaci, al Parco del Popolo a Reggio, un giovane inizò a dire che Provenzano dava lavoro alle persone e stavamo sbagliando tutto. So che la polizia lo identificò: era un giovane siciliano da poco a Reggio».
Poi nel novembre 2014 avvenne l’episodio di Gualtieri, dove venne organizzato un convegno in palestra con Nicaso e Gratteri e dove si verificò l’episodio dei clacson. «Stavo parlando io quando dalla vicina rotonda abbiamo iniziato a sentire i clacson dei camion. Non riuscivamo più a parlare perché il rumore all’interno era assordante. Un carabiniere ci disse subito che erano camion legati a una famiglia legata alla ’ndrangheta. Capimmo subito cosa era accaduto».
L’azione di disturbo può essere letta come un tentativo di marcare il territorio, far capire che anche quello era un feudo loro. «Anche se io l’ho vista quasi come una cosa infantile - dice Nicaso - come un bambino che alza la voce per non farti parlare. Mi sembra invece più diretto il messaggio recapitato a Pietrasanta, che come detto mi stupì molto».
Lo studioso si è dato una spiegazione del perché di queste reazioni. «Il fatto che qualcuno venisse da fuori Reggio Emilia a dire che c’era la ’ndrangheta, a organizzare festival della legalità, quando il fenomeno era stato sottovalutato per anni, dava fastidio. E qualcuno non lo accettava».
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