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Correggio, azienda guidata dall’ex sindaco chiede 45 licenziamenti

di Enrico Lorenzo Tidona
Correggio, azienda guidata dall’ex sindaco chiede 45 licenziamenti

Margini bassi e debiti: Claudio Ferrari, ad di Aqua spa, presenta la ristrutturazione Dai sindacati il sì al risanamento ma con un anno di cassa e mobilità incentivata

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SAN MARTINO IN RIO. Un altro duro colpo rischia di mettere al tappeto un’azienda della meccanica reggiana. Stiamo parlando questa volta della Aqua Spa, gruppo nato nel 1974 con sede a San Martino in Rio, che ha presentato un duro piano di contenimento dei costi. Il fulcro del progetto prevede infatti il licenziamento in tronco di ben 45 persone, un terzo della forza lavoro attiva nelle sei filiali italiane. L’azienda, la cui maggioranza è nelle mani del Ccfs - la cassaforte nazionale della cooperazione rossa con sede a Reggio Emilia - è in mano all’ad Claudio Ferrari, ex sindaco di Correggio e manager in azienda pubblico-private. I licenziamenti presentati pochi giorni fa prevedono il taglio di 31 posti di lavoro nella sede principale suddivisa tra San Martino e Correggio, 4 nella sede di Rieti, 9 in quella di Gandino (Bergamo, dove si prevede la cessazione dell’attività) e un paio a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

L’azienda si è specializzata negli anni nel settore della depurazione domestica e industriale, espandendo poi l’attività verso i dosatori di prodotti chimici, giungendo poi alla produzione di accessori per piscine e centri wellness, diversificando fino alla produzione di erba sintetica per impianti sportivi. Il problema, secondo quanto esposto nel piano di risanamento, sarebbe sia industriale che finanziario. I margini sono ridotti all’osso e la concorrenza straniera si fa sentire sui listini. Non solo: i debiti con le banche a livello consolidato sono pari a 10 milioni di euro nel 2014, quelli verso altri finanziatori a 23,7 milioni, dove la parte del leone la fa proprio il Ccfs, che deve fare i conti quindi con l’ennesimo fronte caldo nella sua vasta galassia di partecipazioni in crisi.

La comunicazione dei licenziamenti è giunta ai lavoratori facendo scattare l’intervento dei sindacati, che sono riusciti a bloccare al momento gli esuberi. Secondo quanto appreso, il tavolo di confronto sta portando alla valutazione di un periodo ponte di almeno un anno coperto dalla cassa integrazione straordinaria per tutti i lavoratori. Nel frattempo l’azienda dovrebbe acconsentire all’apertura della mobilità per le 45 posizioni considerate ormai in eccesso rispetto alle necessità produttive. Si tratta però di una mobilità incentivata: chi prenderà la porta per ricollocarsi in autonomia in un’altra azienda, avrà diritto a un assegno che si aggira sui 16mila euro lordi. La notizia dei licenziamenti non ha portato a una mobilitazione immediata dei lavoratori, come accaduto nei recenti casi, come alla Unigreen di Reggio Emilia. Questo perché la situazione dei conti era già nota e non permette manovre di contenimento: serve infatti una riorganizzazione, portata avanti ora dall’ad Ferrari, che sta lavorando per risanare l’azienda. Parliamo di un’azienda di medie dimensioni nel panorama reggiano, con un fatturato che nel 2014 era salito a 22 milioni di euro dai 18 milioni del 2013, anche per effetto della fusione per incorporazione della società Eurofin spa in Aqua spa. Nell’aprile di due anni fa era stato inoltre varato un consistente aumento di capitale gratuito per 10,5 milioni di euro, in aggiunta ai 4,5 milioni già depositati in precedenza. Quell’anno era stata concluso ancora in utile per 300mila euro. Secondo quanto appreso ora, invece, il 2015 sarebbe segnato da un forte perdita, generata anche dalla pulizia degli attivi. Aqua, infatti, è ramificata all’estero come una multinazionale. Una rete formata nel 2014 da commerciali a Varsavia, Instanbul, Mosca, Bangalore, Barcellona, Il Cairo, Beirut.

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