Pelli: «In montagna il pericolo è ovunque»
Il vicepresidente del Cai giudica il sentiero sullo Stolemberg “non difficile” ma mette in guardia dai rischi
REGGIO EMILIA. La zona in cui ha perso la vita il reggiano Paolo Lugli è una delle più frequentate dagli escursionisti. È il vertiginoso crinale che separa la Val d'Aosta dalla Val Sesia, alle falde del Monte Rosa. L'accesso vi è facilitato dalle funivie che salgono sia dal versante valdostano (Gressoney-Passo dei Salati) sia da quello piemontese (Alagna-Passo dei Salati) per poi terminare sui 3260 metri di punta Indren. Da lì si possono raggiungere, senza eccessive difficoltà, i 3647 metri della capanna Gnifetti, mentre i più esperti possono ambire ai 4554 metri della capanna Margherita, il rifugio alpino più alto d'Europa. Il sentiero che costeggia la cresta Stolemberg, dalla quale è caduto Lugli, è familiare a Elio Pelli, vicepresidente del Cai reggiano, che lo percorse per la prima volta quand'era ragazzo insieme ai campeggiatori della parrocchia di San Giacomo guidati da un prete nativo di Civago, don Mario Valpiani: «Si tratta - riferisce Pelli - di un sentiero attrezzato di alta montagna non troppo pericoloso con nevai, roccia di frammentazione e qualche passaggio esposto, agevolato dalle corde fisse. Richiede un'attrezzatura normale, scarponi e bastoncini. L'imbragatura con moschettoni non è necessaria. Se, però, l'escursionista reggiano è uscito dal percorso ordinario, avventurandosi sulla cresta dello Stolemberg, si è trovato di fronte a difficoltà maggiori». In ogni caso, chi conosce il territorio non solo alpino, ma anche appenninico, sa che il pericolo vi si nasconde ovunque: «La montagna - spiega Pelli - è sempre piena di pericoli. Chi lo frequenta deve limitare al minimo i rischi. Se non sei in grado di superare certi ostacoli devi avere l'umiltà di rinunciare. Non basta la preparazione atletica. Occorrono anche la padronanza della tecnica alpinistica e la dotazione di una buona attrezzatura. Per quanto mi riguarda, io indosso sempre il casco, anche su un sentiero. Un eccesso di cautela costa quasi nulla e può evitare la morte per essere scivolati banalmente su un sentiero sassoso, com'è capitato cinque mesi fa al il passo di Pietratagliata, sull'Appennino reggiano». Chi, poi, vuole affrontare le pareti e i ghiacciai può seguire le lezioni del Cai: «Organizziamo corsi - spiega Pelli - secondo regole ferree. Mettiamo a disposizione un istruttore ogni due allievi per la roccia, uno ogni tre per il ghiaccio». Paolo Lugli, a quanto pare, era solo. Questa, di per sè, è un'imprudenza. «In montagna - sottolinea Pelli - anche in una semplice escursione la presenza di un compagno è di fondamentale importanza per avere un aiuto o richiedere un soccorso in caso di necessità».(l.s.)
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