Fusione, ecco il quarto comitato
Sant’Ilario: si è costituito “Camminando Insieme” per il sì al referendum
SANT’ILARIO. Siamo a quattro. Quattro comitati: due per il no e due per il sì. Si infittisce il dibattito sul referendum per la fusione – fissato per il 16 ottobre prossimo – tra i Comuni di Sant’Ilario d’Enza, Campegine e Gattatico.
La new entry più recente (nato il 12 luglio) è Camminiamo Insieme, un raggruppamento di una trentina di cittadini dei tre Comuni che si dichiarano apartitici e apolitici: «Un gruppo di lavoro aperto a tutti, nato con lo scopo di offrire ai cittadini tutti gli elementi utili per esprimere una scelta consapevole al momento del voto».
Peccato che gli stessi comitati sembrano essere all’oscuro dell’esistenza gli uni degli altri, poiché alla domanda – che sorge spontanea – perché non costituire un unico comitato per il sì insieme a Comune Nuovo (anch’esso, di recente intervenuto sul tema, conta una trentina di attivisti nelle tre comunità), Antonio Fontechiari, il portavoce di Camminiamo Insieme («iscritto al Pd, ognuno ha la sua storia, ma il comitato è formato da gente di ogni estrazione») dichiara: «Comune Nuovo? A quanto mi risulta si è sciolto due mesi fa o si è trasformato in lista civica. Noi ci siamo attivati perché si sente la necessità di un comitato per il sì, ma ci confronteremo volontieri con altre realtà».
Insomma, i colpi di scena non mancano.
Per quanto riguarda i comitati per il no (Rinascita Campeginese e Tutelare Gattatico), secondo Fontechiari «portiamo avanti concezioni opposte; conosco membri che dal punto di vista personale apprezzo e stimo, ma in questo frangente mi trovo in totale dissenso. Crediamo che l’argomento “fusione” non abbia ancora pienamente coinvolto la maggioranza dei cittadini e che serva intensificare il dialogo».
Ecco, in mezzo a questo proliferare di comitati che spuntano come funghi, a questa divisione manichea tra favorevoli e contrari, resta nel mezzo il popolo degli indecisi e dei tiepidi: la stragrande maggioranza, visto che già al sondaggio sui nomi del futuro Comune unico (tre i prescelti, che compariranno sulle cartelle di voto), il 90% dei residenti aveva dichiarato di avere pochissima o nessuna informazione sulla fusione.
«E’ vero – replica Fontechiari – non c’è la percezione di quelli che potranno essere i vantaggi o gli svantaggi concreti; anche su questo vogliamo agire. Finora si è assistito a molta polemica politica e ping pong di battute, ma è scarseggiata l’informazione rivolta ai cittadini: nel poco tempo che rimane (due mesi e mezzo) vogliamo soprattutto comunicare, dimostrando, dati alla mano, come la fusione sia strada necessaria e produttiva».
Il referendum di autunno coinvolgerà 22.300 cittadini che vivono nei tre Comuni. Ciascuna proposta referendaria si comporrà di due quesiti: uno relativo all’istituzione del nuovo Comune unico mediante fusione di quelli preesistenti e uno per decidere il nome del nuovo Ente
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