Gazzetta di Reggio

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Migliaia a Casa Cervi per un piatto di pasta che sa di antifascismo

di Adriano Arati
Migliaia a Casa Cervi per un piatto di pasta che sa di antifascismo

Gattatico: rievocata l’iniziativa del 25 luglio del 1943 Si è parlato di lotta alla mafia, la nuova Resistenza

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GATTATICO (REGGIO EMILIA). Tutti insieme 73 anni dopo, per mangiare e soprattutto per ricordare. Si conferma un appuntamento estivo amatissimo la pastasciutta antifascista di Casa Cervi, la festa in onore dei festeggiamenti che la famiglia Cervi organizzò il 25 luglio del 1943 per la caduta del fascismo.

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Quasi tremila persona si sono ritrovate lunedì sera a Casa Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico, per omaggiare in compagnia uno degli episodi che più ha contributo a costruire il mito dei Cervi. Più di duemila si sono gustate la versione 2016 di quel pranzo spartano, e molte altre centinaia sono arrivate nel prosieguo per ascoltare gli interventi e le esibizioni musicali del lungo programma di serata. Un’altra bella curiosità è quella tovaglietta, pensata ad hoc dall’associazione Gis Genitori per l’Inclusione: la storia della pastasciutta è stata narrata anche con i codici della comunicazione aumentativa, per permettere la comprensione anche a chi soffre di disturbi del linguaggio o dell’apprendimento.

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La storia è quella ormai ben nota. Il 25 luglio 1943 il gran consiglio del fascismo fa decadere Mussolini, il re nomina capo del governo il generale Badoglio. Per milioni di italiani è la speranza della fine della guerra, anche se la storia poi sarà ben diversa. Gli antifascisti che per decenni hanno vissuto nascosti e vessati scendono in piazza per festeggiare. A Campegine i Cervi e altre famiglie contadine decidono di farlo con una mangiata, si raccoglie la farina, le donne impastano quintali di maccheroni che poi vengono fatti cuocere nelle caldaie della latteria di Caprara. E conditi con quello che c’era nelle case di allevatori di mucche: burro e Parmigiano Reggiano, grattugiato a mano. La pasta viene messa nei bidoni del latte, poi caricati sui carretti e portati in piazza a Campegine. Da quella festa spontanea è nata oggi una rete nazionale di pastasciutte antifasciste, con cene in mezza Italia. Il cuore però rimane nel luogo di origine, quello dove venne preparata quella pasta poi servita in paese. E dove l’affluenza è elevatissima. Fra i commensali c’erano anche tanti giovani della val d’Enza, coinvolti nel bus della legalità, un pullman che ha fatto tappa nei vari paesi per portare ragazze e ragazzi ai Campi Rossi per un incontro con Ignazio Cutrò, presidente dell’associazione nazionale Testimoni di Giustizia. Lo stesso Cutrò che, affiancato dall’amico Emanuele Cavallaro, sindaco di Rubiera, è intervenuto nel dopo cena assieme alla presidente dell’Istituto Cervi Albertina Soliani e al presidente di Boorea Luca Bosi. Il legame è quello ormai consolidato fra la Resistenza e le “resistenze di oggi”, come quella alla criminalità organizzata.

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