Se il tricolore è donna «Anche noi in trincea»
Dalle 2.500 segnalazioni di Correggio ai furti di fiori di Guastalla
REGGIO EMILIA. Signor sindaco? No, signora sindaco. Oppure sindaca, o al massimo – e per i più audaci – si potrebbe azzardare un sindachessa. Gonna e fascia tricolore. Ma con le stesse responsabilità, gli stessi malesseri e gli stessi stipendi dei colleghi uomini. Attorniate da un mondo politico spesso al maschile. E, al pari degli altri sindaci, in prima linea nel tentativo di dare risposte alla cittadinanza, anche su temi per i quali non hanno diretta responsabilità.
Solo al Comune di Correggio, diretto da Ilenia Malavasi, sono circa 2.500 le segnalazioni scritte che arrivano ogni anno dai cittadini, la maggior parte sul decoro urbano. «Riusciamo a dare risposte nel 90% dei casi – spiega – ma arrivano segnalazioni inimmaginabili. Per una donna, fare il sindaco è faticoso ma bellissimo. Non c’è vita privata, anche se si va al supermercato per la spesa ti chiedono di buche, lampioni o piccole cose che non funzionano. Ma è una scelta che abbiamo fatto. Ed è positiva la confidenza con cui mi percepiscono».
Sicurezza, con una certa confusione dei cittadini rispetto al ruolo di un sindaco, di un carabiniere o di un poliziotto. Perché, come per i sindaci uomini, se c’è un ladro a chi si rivolge? Anche quando il Comune è guidato da una donna, spesso si corre in municipio. «Devo dire – aggiunge Malavasi – che fra le richieste su cui i sindaci non hanno responsabilità dirette, quelle sulle quali vorrei dare risposte sono le storie di disperazione di chi ha perso o non trova lavoro. Sono vicende che mi vedono in difficoltà anche dal punto di vista umano. Ci si sente impotenti».
La crisi, purtroppo, non è ancora finita. Ed è anche questa una delle cause all’origine della distanza che separa i cittadini dalla politica, con i sindaci rimasti gli ultimi baluardi a difesa del territorio. In tutti i sensi. Come spiega Mirca Carletti, che indossa la fascia Tricolore di San Polo. E che proprio in materia ambientale ha di recente emesso ordinanze per il divieto di balneazione dell’Enza: «Le responsabilità sono tante, dalla sanità alla difesa del territorio. Uno dei problemi è che i sindaci su determinate materie hanno responsabilità ma non poteri. E ci si rivolge a noi per qualunque disagio». È quanto avviene per esempio in materia di gestione dei profughi: «I sindaci non li gestiscono direttamente. Ma arrivano sul nostro territorio. E i cittadini a chi si rivolgono? A noi». Per Carletti, «anche se spesso non abbiamo risposte, siamo un punto di riferimento». Ne è convinta anche Tania Tellini, che guida il Comune di Cadelbosco Sopra: «Il nostro è un impegno h 24. Anche quando porto mia figlia a scuola si parla di cose da fare per migliorare il paese. Ma è bello sentirsi cittadina in mezzo ai cittadini». Ma poi, i cittadini, cos’è che chiedono? Anche qui più sicurezza. «Si chiede anche di tenere pulito il paese, come se il sindaco sia una casalinga. Ma in quel caso c’è bisogno anche di un senso di responsabilità collettivo. Se non funziona il servizio di raccolta me ne faccio carico, ma prima occorre agire da buoni cittadini». Quanto al peso delle responsabilità, «ci sono vincoli talmente stringenti che ormai non possiamo più neanche chiedere pareri legali preventivi», ammette Tellini.
Guai, però, a parlare di isolamento: «Da Provincia, Regione e Prefettura c’è sempre stata collaborazione». Perché, di fronte alle richieste, è importante che tutti si impegnino a dare risposte. È quanto sostiene Camilla Verona, per la quale non fa differenza essere chiamata sindaco o sindaca. In ogni caso, è lei a guidare il Comune di Guastalla: «Non percepisco la differenza di essere donna in un mondo politico di maschi. Porto una sensibilità diversa», dice mentre elenca richieste che sono arrivate nel suo Comune a 360 gradi. «Spesso mi sono stupita. Mi chiedono anche di intervenire se rubano fiori al cimitero». Ma vale la pena stare lì ad ascoltare tutti? «In linea di massima, si fa il possibile per dare risposte. Nel caso anche negative. L’importante è rispondere e molti me ne sono grati. Sto attenta sui social, a non abboccare. Io ho voluto mettermi a disposizione per propensione. Se c’è qualcuno che decide di fare il sindaco per soldi, invece, non può che rimanere deluso».
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