Ezio Bosso incanta Gualtieri con musica e parole
Il compositore è stato abbracciato dal “suo” paese e ringraziato con due standing ovation
GUALTIERI. Due standing ovation per Ezio Bosso, una alla fine della prima parte, l’altra al termine del concerto.
Non capita spesso, ma mercoledì sera a Gualtieri – nella scenografica piazza Bentivoglio – è avvenuto che i mille e più spettatori, molti dei quali seduti sulle aiuole, si siano alzati applaudendo ed acclamando la forza inaudita di una personaggio e un musicista la cui simpatia, generosità e bravura sanno innestare una profonda alchimia.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.13882844:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/07/28/fotogalleria/la-magia-di-ezio-bosso-in-concerto-nella-sua-gualtieri-1.13882844]]
Bosso, cittadino di Gualtieri a tutti gli effetti, dopo il saluto con la mano, accompagnato da uno smagliante sorriso, esordisce: «Benvenuti a casa». E da lì cominciano i racconti…. «Quando ho conosciuto Riccardo e Rita, (i responsabili del Teatro Sociale), mi dicevano che il loro sogno era salvare un teatro, io dissi loro: “Ci sarò”. Purtroppo nel 2012 ha tremato la terra, dopo che nel 2011 tremò la mia (con riferimento alla malattia, ndr), ma insieme ce la potevamo fare. Mi ricordo che non venivo a Gualtieri da due anni, poi ho visto un nido di cicogne e ho capito che ero a casa. E da allora, ogni anno, vengo qui e ci porto i miei amici – dice indicando i violoncellisti di Torino – che da trant’anni mi sopportano».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13883434:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/ezio-bosso-in-concerto-incanta-la-sua-gualtieri/60381/60657]]
Dolce, pacato sembra accarezzare tutti con le sue parole che pian piano si avvicinano alla musica. Dalla cicogna, infatti, è passato al volo degli uccelli. «È bello perdersi come loro e sarebbe straordinario perdere, ad esempio, i pregiudizi. I dolori», sogna. Poi sul palcoscenico arriva il violinista David Romano e i due csi esibiscono in “Following a bird”: «Il titolo va detto per forza in inglese – commenta Bosso – perché in italiano sarebbe “Seguendo un uccello” e... non andrebbe bene». Ride l’immensa platea, mentre parte una melodia fatta di suoni acuti dello strumento ad arco, contrastati dal suo pianoforte – «Mio fratello, come lo chiama Bosso – che confeziona soffici arpeggi, rassomiglianti alla bambagia di cui sembrano fatte le nuvole.
Cambia poi il suo tocco, inseguendo fantasiosamente le diverse altezze del cielo, per virare più deciso, arrivando a ottenere una ritmica tesa, dal carattere circolare. Un accordo tagliente, che spegne tutto, arriva dopo un momento di quiete, all’improvviso. Queste note raccontano, con sopraffina sensibilità, la vita di un uomo, morte compresa. Dimostrano come la musica rappresenti per lui la vita, mentre il pubblico, per la durata del concerto, fa il suo stesso percorso, senza distrazioni.
È Bosso a chiedere di «perdere il cellulare», per arrivare a commuovere dicendo: «Dato che non sono in forma, vi prego, non usate il flash, rischierei di svenire e questo non è musicalmente accettabile». Il racconto della sua vita passa attraverso due autori cardine della sua formazione, Chopin e Bach, che ha messo insieme in una della sue “Rooms” – dal titolo del suo album inciso proprio a Gualtieri –, e si dipana dal primo soffio vitale all’ultimo struggente respiro. Al termine, sommerso dagli applausi, il concerto si trasforma in una festa della comunità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
