Reggio Emilia, Manghi: "Ci siamo giocati tutte le carte"
Il presidente della Provincia presenta il bilancio previsionale da 121 milioni: "Ma è stato raschiato il barile"
REGGIO EMILIA. Quasi 70 milioni di euro di tagli da parte dello Stato negli ultimi quattro anni (a fronte di una media di 2 milioni annui nel periodo 2007-2012), un progressivo calo delle entrate tributarie (rappresentate da RcAuto e Ipt, l'imposta provinciale di trascrizione sempre legata all'ex motorizzazione, scese da 49 a 45 milioni), un quadro normativo cambiato in corso d'opera.
La spending review imposta dallo Stato è stata un dissanguamento e non stupisce che il presidente della Provincia Giammaria Manghi definisca il bilancio previsionale 2016 da 121 milioni di euro (e ad ulteriori 28 milioni da restituire a Roma) come un mezzo miracolo.
La presentazione del bilancio previsionale 2016 - che il Consiglio ha approvato ieri pomeriggio, 7 favorevoli, astenuti i due consiglieri di Terre Reggiane - è stata l'occasione anche per una riflessione di metà mandato sul percorso della riforma delle Province avviata nel 2014.
«Siamo riusciti per il secondo anno a chiudere con i conti in ordine: un risultato straordinario, considerando che in Italia ben 15 Province non sono state in grado di approvare il consuntivo 2015, a dimostrazione delle difficoltà di finanziamento enormi», ha sottolineato Manghi.
La Provincia di Reggio è riuscita a far fronte ai diktat della legge Delrio: primo fra i quali il dimezzamento delle spese per il personale, sceso da 365 persone alle attuali 222 per un conto passato da 15 milioni agli attuali 7,5 milioni (la maggior parte dei dipendenti sono passati alla Regione, mentre i Centri per l'Impiego e la polizia provinciale vengono ancora stipendiati da Palazzo Allende, previo rimborso), oltre al completamento delle due opere pubbliche ereditate dalla precedente giunta ma senza copertura, il secondo stralcio della variante di Ponterosso e la nuova scuola di via Fratelli Rosselli.
Obiettivo raggiunto grazie a un mix di fattori: «Primo, l'abolizione per le Province del rispetto del patto di stabilità, che noi avevamo già deciso di sforare nel 2015 per fare investimenti: è stato un azzardo positivo. Secondo, l'avanzo di bilancio non vincolato di 4 milioni, frutto di virtuosità, che è stato indispensabile».
E poi le alienazioni del patrimonio immobiliare: «Proprio ieri siamo andati a rogito per la vendita della caserma dei carabinieri di corso Cairoli a Investimenti Immobiliari Italiani Sgr per 2,4 milioni di euro, che si aggiungono agli 1,6 milioni della vendita dei magazzini ex Car».
Ora la Provincia proverà a cedere altri due edifici, che potrebbero fruttare altri 8 milioni: l'ex Opg (vale 6 milioni) e Palazzo Trivelli in via San Giovannino. Ma è chiaro che si sta raschiando il barile e il fondo è quasi raggiunto. E, se l'edilizia scolastica «ha avuto finanziamenti adeguati da parte della Regione» (il raddoppio del “Gobetti” di Scandiano e l'adeguamento sismico del “Chierici” di Reggio), resta il punto dolente delle strade.
«Sono di nostra competenza oltre 1000 km di carreggiate, da Ligonchio a Luzzara, ma le risorse non sono sufficienti e siamo abituati a ben altra manutenzione: questo settore ci preoccupa» ha ammesso Manghi.
Sul futuro prossimo venturo, «resta il problema strutturale di finanziamento delle Province o, se passerà il referendum, delle Aree vaste, perché noi abbiamo esaurito ogni bonus e ci siamo giocati tutte le carte che avevamo a disposizione .
L'ipotesi di rinunciare a entrate tributarie dirette come RcAuto e Ipt, e di surrogare queste mancate entrate con finanza derivata, mi trova d'accordo, purché si assegnino le risorse necessarie».
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