Il terrorista espulso ha tentato di tornare
Ben Nasr Mehdi fermato a Lampedusa nell’ottobre scorso, la Lega Nord: «Moglie e figli vivono qua»
REGGIO EMILIA. La sua famiglia vive ancora a Reggio e forse si spiega così il fatto che nell’ottobre 2015 ha tentato di fare rientro in Italia confondendosi tra i profughi arrivati a Lampedusa. Stiamo parlando di Mehdi Ben Nasr, arrestato nel 2007 nell’operazione “Rinascita” e condannato a sette anni con l’accusa di aver guidato una cellula terroristica di Al Qaeda a Reggio. Il tunisino nel 2012 venne espulso e poi ha tentato di rientrare sotto falso nome: le impronte digitali lo hanno però tradito. Alle autorità italiane a Lampedusa aveva detto che voleva andare nel Nord Europa, dove avrebbe dei parenti. Ora però si apprende che i parenti sono in realtà a Reggio e dunque è probabile che il tunisino abbia tentato di tornare da noi.
Il capogruppo in consiglio comunale della Lega Nord, Gianluca Vinci, ha presentato un’interpellanza sul caso dei familiari del tunisino. «Al cittadino comune sembra inverosimile che tali soggetti possano prosperare per anni indisturbati sul nostro territorio se non per colpa delle istituzioni che non affrontano o negano il problema. Un caso incredibile e concreto di questo atteggiamento appare quello del cittadino tunisino Ben Nasr Mehdi, espulso nell'anno 2012 dall'Italia alla Tunisia, perché ritenuto vicino ad Al Qaeda, ma con la propria famiglia, moglie e due figli, che continua a risiedere sul territorio reggiano, ed addirittura nel luglio 2015, a tre anni dall'espulsione, abbia avuto una figlia nata a Reggio Emilia, come si può spiegare? E' rientrato in questo periodo illegalmente in Italia od è stata la moglie ad essersi recata da lui che tutt'oggi è considerato estremamente pericoloso? Per quale motivo una donna sola, prima con un figlio, poi con due, è rimasta per anni e tutt'ora rimane sul nostro territorio, con quale denaro, con quali mezzi di sostentamento?».
La Lega Nord chiede che si faccia chiarezza «sulle modalità di sostentamento dei parenti di questi soggetti, al fine di comprendere se il denaro dei contribuenti reggiani è stato speso per mantenere od aiutare la permanenza in Italia dei parenti di un espulso per terrorismo, in un momento di pericolo e di crisi economica come l'attuale sarebbe l'ennesimo schiaffo ai nostri cittadini, è quindi necessario che le voci che corrono tra la gente vengano confermate nella loro estrema gravità o smentite con forza in modo da consentire alle forze dell'ordine di avere contezza delle modalità di sostentamento della moglie di un terrorista, ufficialmente sola con due figli piccoli».
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