«Madad sempre arrabbiato con tutti»
La guida del centro islamico di via Monari sul marocchino cacciato: «Un tipo particolare ma un tempo non era estremista»
REGGIO EMILIA. «Conoscevamo bene Madad. Vent’anni fa frequentava la prima moschea di Reggio, quella di via Adua. Aveva atteggiamenti un po’ strani, era sempre arrabbiato, non gli andava bene nulla di quello che facevamo. Però non aveva idee estremiste allora». Abdellah El Abdaoui, referente del centro islamico di via Monari a Reggio, ricorda così il marocchino espulso dall’Italia per motivi di sicurezza. La radicalizzazione dell’imam sembra essere avvenuta a Noventa Vincentina, dove i suoi stessi fedeli lo hanno denunciato. A Gatta e Felina Madad si era distinto per comportamenti di chiusura, ma non tali da destare allarme nelle forze dell’ordine.
In passato, emerge dalle parole dei correligionari, il marocchino non aveva invece idee estremiste.
Da quanto tempo non lo vedevate a Reggio?
«Da tanto, lo avevamo perso di vista da quando era andato a Carpineti. Ce lo ricordiamo tutti quando veniva da noi molti anni fa. Non gli andava bene mai niente di quello che facevamo».
Poi in montagna è diventato imam...
«Ma guardi non è un imam vero e proprio. Non ha un titolo di studio. E’ una persona che leggeva tanti libri e si è messo a guidare le preghiere, ma alla fine per poche persone. Tanto che è dovuto andare via, nel Veneto».
Cosa ne pensa del provvedimento di espulsione?
«Non so cosa facesse e dicesse recentemente perché da tanto tempo non avevamo più sue notizie a Reggio».
Recentemente lei è intervenuto insieme ad altri rappresentanti delle comunità musulmane per condannare gli attentati in Francia. Come valuta quello che sta accadendo?
«Sono preoccupato. Vivo in Italia da tanto tempo, ho passato metà della mia vita qua, e i miei figli sono nati in questo Paese. Ho gli stessi sentimenti degli italiani. In questo periodo ho mandato mia figlia in Marocco, a trovare i nonni, e anche lì nel 2003 ci sono stati attentati. Ho le stesse preoccupazioni degli altri padri».
Sente un clima ostile nei confronti dei musulmani?
«Queste cose che accadono non hanno niente a che fare con noi. Papa Francesco è stato molto coraggioso a dire che questa non è una guerra di religione. Tra cristiani e musulmani queste cose prima non accadevano. Poi prendi i fatti di Nizza. Quello ha ucciso persone di ogni religione e una settimana prima faceva la bella vita e non era certo un buon musulmano. Qua non si capisce più niente».
Gli ultimi attentatori che hanno colpito in Europa sembrano persone squilibrate o emarginati che sono rapidamente radicalizzati....
«Lo dico sempre quando incontro il Comune o altri rappresentanti delle istituzioni: dobbiamo lavorare nei quartieri, con i ragazzi. Dobbiamo occuparci dell’emarginazione e della disoccupazione. Dobbiamo evitare di finire come la Francia, dove tra l’altro la maggioranza di quelli che hanno fatto gli attentati non andavano nemmeno in moschea».
Vi si chiede sempre di collaborare, denunciare. Cosa fate per contrastare l’estremismo?
«Abbiamo un rapporto stretto con le autorità. Nel nostro centro ci conosciamo tutti e quando arriva uno nuovo raccogliamo informazioni. Le faccio un esempio: l’albanese espulso nel 2011 a Reggio noi lo avevamo mandato via perché non ci piaceva quello che diceva».
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