Minacce dopo lo stupro Nei guai 28enne reggiano
Il giovane accusato di favoreggiamento nei confronti di tre imputati per violenza Avrebbe fatto pressioni sulla vittima per farla ritrattare: ora è indagato
REGGIO EMILIA. Avrebbe contattato una ragazza vittima di violenza sessuale di gruppo per convincerla a ritrattare la sua denuncia. Messaggi su Facebook, sms e telefonate anche per estorcere particolari sulle indagini. Per questo un ragazzo reggiano di 28 anni, R.G., le sue iniziali, residente a Gattatico, è stato indagato dalla procura di Parma per favoreggiamento. Lo stesso reato è stato contestato a due parmigiani di 23 e 29 anni e a una 26enne di Milano.
La vicenda, raccontata dalla Gazzetta di Parma, è un ulteriore sviluppo di un drammatico episodio accaduto sei anni fa nella ex sede della Rete antifascista di Parma, in via Testi. A fine giugno è iniziato il processo a carico di tre giovani, due parmigiani di 25 e 29 anni e un romano di 24, accusati di aver violentato una mantovana, all’epoca dei fatti appena maggiorenne, che frequentava il loro ambiente.
Dopo la violenza sessuale sarebbero entrati in gioco gli amici di alcuni imputati, persone che comunque gravitavano negli stessi ambienti. I quattro nuovi indagati, tra cui il reggiano, avrebbero fatto pressioni sulla vittima per metterle paura e soprattutto farle cambiare versione. Inoltre i quattro avrebbero chiesto informazioni sulle indagini, probabilmente per consentire ai violentatori di mettersi d’accordo sulle versioni da fornire.
Per questo il pm Giuseppe Amara ha deciso di iscrivere gli amici degli imputati sul registro degli indagati.
La vicenda dello stupro di gruppo in via Testi a Parma è emersa a distanza di anni. Le indagini sono state condotte nel segreto per molto tempo e hanno anche portato al ritrovamento da parte dei carabinieri di un filmato realizzato nella notte di orrore con un telefonino. Inizialmente le persone indagate erano sei: un giovane è stato assolto dopo il processo con rito abbreviato, per un altro il pm ha chiesto l’archiviazione (non compariva nel filmato) e infine c’è una posizione che riguarda un indagato che vive all’estero che è stata stralciata in attesa che gli atti siano notificati.
Secondo gli inquirenti la ragazza mantovana la notte della violenza si era recata a Parma per incontrare un ragazzo che frequentava il collettivo. Poi i due sarebbero andati nella sede di via Testi, dove si consumò la violenza, documentata dal filmato. Gli inquirenti non escludono che la giovane mantovana sia stata drogata a sua insaputa.
La vittima non aveva avuto la forza di denunciare ma i carabinieri, ai quali era giunta voce di quanto accaduto, si erano poi attivati, arrivando a trovare importanti conferme. Ora si attende una parola definitiva, in termini giudiziari, dal processo che è da poco iniziato in tribunale a Parma. (j.d.p.)
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