Gazzetta di Reggio

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Amianto, una sentenza storica

di Jacopo Della Porta
Amianto, una sentenza storica

La Corte dei Conti riapre i termini per chiedere il rimborso all’Inail: il ricorso è di due avvocati reggiani

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REGGIO EMILIA. Una vittoria per i lavoratori che sono stati esposti all’amianto e che rischiavano di vedersi negare benefici di cui potrebbero avere diritto. Una sentenza, pronunciata dalla Corte dei Conti del Lazio, a seguito di un ricorso presentato dagli avvocati reggiani Alessandro Conti, Oreste Grazioli e dal collega romano Stefano Viti, ha di fatto riaperto i termini per chiedere all’Inail di accertare se il lavoratore è stato esposto al rischio amianto. In caso di esposizione qualificata il dipendente ha infatti diritto a un beneficio contributivo, con un conseguente aumento della pensione del 25%.

Fino ad ora i lavoratori che si sono rivolti all’Inail per chiedere di accertare l’esposizione al rischio amianto si sono sentiti rispondere che i termini per questa richiesta erano scaduti. Nel 2004 fu inserita nella legge di stabilità una norma in materia di amianto e la norma stabiliva in 180 giorni i termini per chiedere un accertamento agli organi competenti. Il problema è che molti lavoratori hanno scoperto soltanto in seguito di essere stati sottoposti a questo tipo di rischio.

Il caso concreto, che ha portato alla sentenza della Corte dei Conti, è scaturito dal ricorso presentato da una ottantina di militari del Raggruppamento aeromobile carabinieri di Pratica di Mare, a Roma. Nel 2013 il pm di Torino Raffaele Guarinello ha aperto un’inchiesta sulla presenza di amianto in alcuni modelli degli elicotteri della Agusta Westland, utilizzati anche dai vigili del fuoco e dalla polizia in Emilia Romagna. I militari hanno chiesto dunque che fossero svolti accertamenti per stabilire se sono stati esposti a un rischio cosiddetto qualificato, che darebbe diritto ai benefici contributivi. La risposta è stata però negativa, in quanto, come detto, sono scaduti ampiamente i termini previsti dalla legge del 2004. «Una situazione paradossale – spiega l’avvocato Grazioli – in quanto impedisce a molte persone di esercitare un diritto».

La sentenza del giudice Enrico Torri della Corte dei Conti di Roma ha ora riaperto i termini per gli accertamenti e potrebbe avere conseguenze a cascata per molti altri casi.

I legali reggiani stanno ora valutando se vi siano anche dei profili penali per il rischio al quale i carabinieri sono stati esposti. Inoltre sono pronti ricorsi analoghi che saranno presentati ad altre sezioni regionali della Corte dei Conti. È solo l’inizio, ma si prevedono sviluppi, soprattutto per il grande numero di persone coinvolte e la delicatezza del tema.

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