Più della metà dei negozi a porte aperte
Legambiente: «Disattesa l’ordinanza del Comune che obbliga a tenerle chiuse quando l’aria condizionata è in funzione»
REGGIO EMILIA. L'ordinanza del Comune di Reggio Emilia che dal 4 luglio fino al 30 settembre obbliga gli esercizi commerciali e i luoghi di ristoro a mantenere la porta chiusa mentre l'aria condizionata è accesa, sebbene sia supportata da valide motivazioni scientifiche e dal buon senso, non sembra sia stata recepita completamente dai commercianti della città.
A dare l’allarme è Legambiente di Reggio Emilia che, su segnalazione di alcuni cittadini e in collaborazione con le guardie ecologiche dell’associazione, ha eseguito uno studio sul campo sugli esercizi commerciali all'interno dell’esagono per verificare se effettivamente l'ordinanza fosse rispettata.
Sono state coinvolte alcune vie del centro con la concentrazione più alta di esercizi commerciali: da via Emilia San Pietro a via Emilia Santo Stefano, via Farini, corso Garbaldi, via Panciroli, via Ariosto, via San Carlo, via Broletto, via Franzoni, piazza Fontanesi e piazza San Prospero.
Complessivamente sono state analizzate quasi 300 attività, divise tra imprese commerciali e luoghi di ristoro, prendendo in considerazione solo quelle che avevano l'aria condizionata accesa.
E i risultati purtroppo non sono stati lusinghieri per i commercianti reggiani. Le guardie ecologiche di Legambiente infatti hanno scoperto che di questi quasi il 58% non stavano rispettando l'ordinanza del sindaco. Sono quasi equivalenti i risultati delle due categorie analizzate: il 55% dei luoghi di ristoro contro quasi il 60% dei negozi tengono le porte aperte con il sistema di climatizzazione acceso, nonostante il divieto.
«I risultati non ci hanno sorpreso - commenta Massimo Becchi, presidente dell'associazione - non è difficile essere “travolti” da una corrente di aria fredda mentre si passeggia lungo il marciapiede proveniente dalle imprese che usano questa tattica di marketing per spingere l'acquirente ad entrare. Non è possibile tuttavia pensare che questa possa essere un comportamento accettabile: non ha alcun senso logico raffreddare i due metri quadri di cemento antistante sprecando energia e preziose risorse». Secondo Legambiente quindi le imprese, soprattutto quelle più grandi, che già devono raffreddare una superficie molto ampia, «tengono consapevolmente le porte automatiche bloccate» aumentando così la dispersione e i consumi che inevitabilmente incideranno sui cittadini in termini di spesa e di salute. Ma quello che emerge è anche una carenza pressoché totale sui controlli che rende di fatto l’ordinanza inapplicata.
Al di là della sanzione amministrativa prevista Legambiente poi si augura che «nasca nel commerciante un senso di responsabilità civica, e chiediamo ai consumatori di evitare i soggetti che non rispettano l'ordinanza, per fare in modo di modificare nel tempo questo comportamento sbagliato. Ci chiediamo inoltre se l'ordinanza non sia più che altro un fatto dovuto o se davvero il Comune ha l'intenzione di spendersi per raggiungere gli obiettivi prefissati dal “Reggio respira”».
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