Celebrate a Reggio Emilia le prime nozze gay d'Italia
Gli scrittori Piergiorgio Paterlini e Marco Sotgiu sono i primi ad unirsi civilmente nella nostra città dopo l'approvazione della legge
REGGIO EMILIA. La loro unione ha avuto finalmente un riconoscimento legale. Gli scrittori e giornalisti Piergiorgio Paterlini, 62 anni, e Marco Sotgiu, 58, si sono detti il fatidico "sì" oggi nel pomeriggio alle 17. La coppia, che vive in città, è la prima ad essere unita in Sala del Tricolore a Reggio dopo l’approvazione della legge da parte del Parlamento. Oggi sposi? “Non è un matrimonio - hanno raccontato sulle pagine di Repubblica -. Ma noi siamo uniti da 37 anni con civiltà e soprattutto con amore”.
I due scrittori, attivisti dei diritti gay, raccontano il loro amore di lungo corso, vissuto sempre con semplicità: “Raramente abbiamo passeggiato mano nella mano, ma che stessimo insieme lo capivano tutti”.
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Paterlini è autore del libro “Ragazzi che amano ragazzi”, scritto nel 1991. “Continuo a ricevere centinaia di lettere di adolescenti gay che hanno letto il libro e si sono riconosciuti, e io che speravo che quel libro andasse fuori corso nel giro di una generazione, invece no, c’è ancora una montagna di dolore che frana su questi ragazzi”.
Il sindaco Vecchi parla nel messaggio di «un passo avanti sulla strada dei diritti, della civiltà e contro le discriminazioni», definendo l'evento «un giorno di grande felicità anche per la città» e un «passaggio importante» non solo nella della storia personale della coppia, «ma anche della storia del nostro paese».
Si tratta, aggiunge Vecchi, «del riconoscimento per legge di uno statuto di diritti e di doveri per tutte le unioni civili di questo paese e dunque il conseguimento di una frontiera più avanzata della storia dei diritti civili, del superamento di tante discriminazioni e del conseguimento di un obiettivo più alto di eguaglianza e rspetto della dignità delle persone».
La «società in cui viviamo - chiosa il sindaco - ha un grande bisogno di investire sui legami personali e sui legami sociali e dunque la famiglia, e in generale le famiglie, rappresentano certamente l'unità elementare e il punto di riferimento di una società che vuole convivere in modo civile e in pace».
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Pertanto «credo sia un fatto importante quello che l'Italia ha finalmente conseguito e la dimostrazione che l'investimento su una visione progressiva dell'uomo e sul conseguimento di più alti livelli di riconoscimento della dignità delle persone siano valori per i quali continua ad essere importante impegnarsi». Quello segnato sulle unioni civili, intanto, è già un punto segnato sulla strada di un «nuovo umanesimo familiare», conclude Vecchi.
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