Gazzetta di Reggio

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Appello per recuperare l’area del Parco Pertini

di Ambra Prati
Appello per recuperare l’area del Parco Pertini

Cavriago: la zona delle feste del Psi e dell’Avanti da anni è in abbandono I fondatori lanciano la proposta: «Diamolo in regalo al Comune o a una Onlus»

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CAVRIAGO. Baracche abbandonate, tetti in eternit, sedie lasciate in mezzo all’erba alta un metro, cucine devastate e uffici rovistati. È così che si presenta il parco Pertini di Cavriago, teatro per anni della gloriosa Festa de L’Avanti.

Uno stato di incuria e di degrado di fronte al quale ora alcuni dei fondatori lanciano un appello affinché l’area ritorni ad essere fruibile al pubblico. «Sono trascorsi ormai oltre 30 anni da quando il compianto Franco Giaroli faceva il giro delle sezioni Psi per illustrare il progetto del Parco Pertini da realizzarsi a Cavriago. Era tanta la passione e la validità delle sue argomentazioni che convinse tutti e il Parco Pertini divenne realtà - ricorda Mario Guidetti - Ora il Parco Pertini è un luogo desolato, alla mercè di vandali che tutto hanno distrutto. Si attende una doverosa, ancorché dovuta, ordinanza del Comune per ripristinare un minimo di decoro ed evitare i potenziali pericoli connessi allo stato di abbandono».

Livio Belli è uno di quelli che il parco l’hanno costruito e ricorda come, dopo l’ultima festa provinciale Uil nel settembre 2012, l’area di proprietà di una Srl di 124 soci ex attivisti dal Psi, è stata chiusa ed è diventata ricettacolo di vandali e sbandati.

«Già l’anno dopo il parco era distrutto e fatto oggetto di rubierìe, nel disinteresse generale - afferma Belli - ho sempre cercato di trovare una soluzione, ho sollecitato diversi ex compagni, ma non siamo riusciti a convocare nemmeno una assemblea per decidere se vendere o regalare il parco. Quest’ultimo nel 2010 era stata valutato da una impresa sui 440 milioni; oggi vale al massimo 30-40mila euro. La mia idea è: diamolo in regalo al Comune di Cavriago, o ad un qualsiasi associazione o Onlus, purché facciano rivivere il luogo lasciando l’intestazione, per non far morire una storia gloriosa».

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