Castello da salvare, ma nessun segnale
Dopo la proroga, si avvicina la nuova chiusura. Il sindaco scrive al ministro. Preoccupazione tra gli operatori turistici
CANOSSA. «Il castello di Canossa è salvo», aveva annunciato il 19 febbraio scorso la Provincia di Reggio Emilia, a nome anche di Regione e Comune, al termine dell’incontro tra gli enti locali sulle sorti della storica rupe di Matilde. Un risultato annunciato quasi sei mesi fa «grazie a un lavoro di squadra istituzionale, ed in particolare alle risorse della Regione Emilia Romagna». Di fatto, la chiusura del castello ai visitatori è stata prorogata dal 31 dicembre scorso al 30 settembre prossimo, ma in questi mesi non vi sono stati segnali tranquillizzanti sulle sorti del monumento più importante del territorio reggiano e più noto e nel mondo. O meglio: non c’è stato proprio alcun segnale.
Ieri sera, alla festa regionale Pd di Villalunga, era atteso Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali, che però è rimasto a Roma per il protrarsi dei lavori alla Camera. Luca Bolondi, sindaco di Canossa, avrebbe voluto incontrarlo, dopo avere inviato al ministero, nei giorni scorsi, una lettera per avere informazioni sul destino della rupe, a poche settimane dalla nuova chiusura, attesa a settembre.
Nel frattempo, anche a Canossa c’è fermento. «Promuoviamo il 2° Mathilda Festival perché abbiamo fiducia che il castello rimarrà aperto anche dopo il 30 settembre – spiega Mario Bernabei del centro turistico “Andare a Canossa” –. I tempi sono molto stretti e all'orizzonte ci sono molte chiacchiere ma, finora, pochi fatti».
«Dopo la campagna di stampa nazionale e locale, dopo le due manifestazioni di cittadini effettuate nel gennaio scorso, il tentativo di mettere su di un binario morto l'apertura del castello, con la presenza del solo custode, è fallita e tante autorevolissime autorità si sono espresse in tal senso – spiega Bernabei – dai ministri Franceschini e Del Rio, al presidente della Regione Bonacini e Provincia Manghi, a tutti i gruppi politici, a tante associazioni e a tante personalità che hanno reso rassicurazioni e dato pieno appoggio al sindaco di Canossa Luca Bolondi, riconoscendo la rilevanza internazionale di Canossa, di Matilde e delle vicende che hanno reso quel castello cuore dell'Europa medievale. Tutti hanno evidenziato che il castello di Canossa non avrebbe mai chiuso, che anzi sarebbe stato riqualificato il servizio di accoglienza, con visite guidate, attività didattiche e promozione del luogo. Si è più volte assicurato che sarebbe uscito un bando nazionale per dare una gestione, solida, duratura,legata ad una onlus di grande prestigio quale ad esempio Fai o simili. Sono stati assunti impegni per stanziare ingenti fondi per tutelare la Rupe dalle frane e calanchi e per restituire al borgo di Canossa un minimo di decoro in termini di parcheggio pubblico, fognatura, servizi igienici, accoglienza. Finora l'unico fatto è la riapertura temporanea del parcheggio privato. Ora si è come sospesi in una bolla dove le idee, i progetti, i contro progetti si rincorrono e rimbalzano nel vuoto della calura ferragostana e nell'assenza di notizie e di fatti certi». Bernabei chiede che si decida «in fretta e bene», che «non si temporeggi in ulteriori prorogatio o in soluzioni precarie o solo locali. Il sindaco di Canossa non va lasciato solo, e ciò vale tanto in riferimento all’appoggio convinto della popolazione e dei cittadini, quanto ai suoi colleghi sindaci del territorio matildico. Se cade Canossa come monumento nazionale da proteggere e valorizzare unitamente a tutto il territorio matildico, cade anche tutta la rete degli altri castelli; e gli sforzi locali, pur generosi, non serviranno a molto in assenza di ciò. In ballo non c'è solo la rilevanza di una storia, ma lo sviluppo del turismo a Reggio, che è lavoro, economia per centinaia di giovani, di famiglie, di imprese che potrebbero ricevere un grande impulso».
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