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La Rondine annuncia «Compriamo la Sadon»

di Ambra Prati
La Rondine annuncia «Compriamo la Sadon»

Vetto: la ceramica modenese ha ufficializzato anche investimenti a Rubiera La Cgil e i sindaci chiedono certezze. In ballo ci sono novanta posti di lavoro

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VETTO. Il Gruppo Rondine Spa, colosso della ceramica modenese con un altro stabilimento a Rubiera, vuole acquistare la ex Sadon di Buvolo di Vetto, che già gestisce in affitto da due anni. L’intento è stato ufficializzato e le parti coinvolte attendono che dalle parole si passi ai fattim anche perché tra un anno scadrà il contratto d’affitto. La Filtcem-Cgil e i sindaci dei Comuni coinvolti chiedono soprattutto di fare presto.

Nel corso di un incontro tra la proprietà del Gruppo Rondine e rappresentanti di sindacati ed enti locali, il presidente del Consiglio di amministrazione della società, Lauro Giacobazzi, ha illustrato il recente rinnovo intervenuto nelle cariche sociali e di come - per effetto delle nuove maggioranze formatesi all’interno del Cda - si sia reso possibile deliberare una serie di provvedimenti: tra questi, gli investimenti produttivi nello stabilimento di Rubiera e la delibera che conferisce al presidente l’incarico di verificare l’esistenza delle condizioni per procedere, una volta esperite le formalità di legge, all’acquisizione del ramo d’azienda attualmente in affitto a Buvolo di Vetto.

Buone notizie dunque - almeno sulla carta - per i 90 addetti di Buvolo, una realtà produttiva collinare proveniente da anni tormentati; la fabbrica, che produce battiscopa in varie tipologie e formati, nel 2009 (il nome era Cav) si era trovata al centro di una procedura fallimentare e lo stabilimento era stato dato in affitto per tre anni al Gruppo Rondine, con quote all’azienda turca Seramiksan e la maggioranza in capo alla famiglia Giacobazzi. Il 20 luglio scorso, alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione, la Filctem-Cgil aveva espresso preoccupazione sugli investimenti a Rubiera e sulle prospettive di Buvolo, sul quale pende la spada di Damocle della scadenza del contratto di affitto nel giugno 2017.

Su Rubiera gli investimenti inderogabili per aumentare la produttività di cui si parla da tempo (il rifacimento di un forno e di una pressa, un essiccatoio, una nuova linea di smalteria, per un totale di circa dieci di milioni di euro) finora non si sono visti. Su Buvolo, il timore riguarda i tempi stretti e i pochi mesi che mancano dalla scadenza dell’affitto: se non si agisce, si rischia il fallimento e il licenziamento in massa.

«Se l’intenzione dell’azienda è mantenere lo stabilimento e i livelli occupazionali, bisogna cominciare a produrre atti concreti poiché i passaggi burocratici si preannunciano non semplici», commenta Andrea Costi della Filctem-Cgil, che nei giorni scorsi ha svolto assemblee con lavoratori di entrambi i siti produttivi.

Dello stesso tenore l’intervento dei sindaci (di Rubiera e Vetto) Emanuele Cavallaro e  Fabio Ruffini, e del consigliere provinciale al Lavoro Enrico Bini, i quali, pur esprimendo apprezzamento per la novità, dichiarano: «È tuttavia necessario passare da un lato con la massima rapidità dalle delibere all’attuazione tangibile degli investimenti programmati, dall’altro dare ogni certezza ai lavoratori della Sadon. È giunto il momento di passare dalle parole ai fatti».

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