Minaccia di darsi fuoco in municipio
Un uomo di 59 anni si è presentato davanti al Comune con una bottiglia d’alcol e un accendino, la figlia l’ha fatto desistere
REGGIO EMILIA. Erano quasi le 15.30 di ieri quando è stato lanciato l’allarme. «Correte! Un uomo vuole darsi fuoco davanti all’ingresso del Comune di Reggio».
Sotto i portici, sugli scalini dell’ingresso dell’edificio che ospita la Sala del Tricolore, un 59enne aveva tirato fuori una bottiglia d’alcol e un accendino e urlava alcune frasi. In pochi istanti due pattuglie dei carabinieri, una volante della questura e i vigili del fuoco, sono intervenuti in piazza Prampolini. Poi sono arrivati anche i sanitari inviati dalla centrale operativa del 118.
L’uomo, riferiscono i testimoni, mentre minacciava di appiccare le fiamme ha fatto riferimento a problemi di salute ed economici: a farlo desistere definitivamente è stata la figlia, anche lei arrivata sul posto. Poco prima il 59enne aveva infatti telefonato alla figlia, annunciandole che non avrebbe fatto ritorno a casa. «Ho tolto io la bottiglia e l’accendino dalle mani di mio padre», ha spiegato la figlia.
Il 59enne, una volta che il pericolo è stato scongiurato, ha poi parlato a lungo con la polizia e i carabinieri, che lo hanno ascoltato facendolo restare seduto sui gradini del municipio.
In piazza sono poi arrivate un’ambulanza e un’automedica e l’uomo è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio per essere curato e sottoposto ad accertamenti.
La mobilitazione dei soccorritori è avvenuta in una Reggio mezza deserta per il caldo e le ferie estive. I pochi passanti e le persone sedute nei bar hanno assistito a distanza, con discrezione, a quanto stava accadendo.
«Mio padre è malato da quattro anni – ha spiegato la figlia prima di allontanarsi da piazza Prampolini – ha problemi di cuore, è stato operato e ha ottenuto l’80% di invalidità dopo essere stato sottoposto a molte visite. Nonostante questo, non riesce ad ottenere una pensione dall’Inps. Ma quante visite dovrà ancora fare quest’uomo per ottenere qualcosa che gli spetterebbe?».
L’uomo, riferisce sempre la familiare, ha chiesto due incontri con il Comune per esporre le sue problematiche economiche e pare anche per chiedere un alloggio popolare, anche se non risulta sia stato sfrattato dall’abitazione dove vive. «Non sa più a chi rivolgersi. Chiede un sussidio perché così non può più andare avanti nelle condizioni in cui si trova».
Al 59enne, che vive a Reggio da 37 anni, e in passato aveva lavorato a Parma, era stato fissato un incontro in municipio per il 9 agosto. Lui avrebbe voluto parlare con il sindaco, che però non è il referente per gestire questo tipo di problematiche e non è al lavoro in questi giorni.
L’uomo si è rivolto al Comune perché collabora con l’ente locale. Nel recente passato ha preso parte a un progetto dell’ente locale e della Provincia rivolto a persone con fragilità sociali. Da allora, dopo un tirocinio formativo, è impegnato come aiutante guardiano in una struttura e percepisce un rimborso di 200 euro mensili. Una somma che naturalmente non è sufficiente per vivere.
Le difficoltà economiche e di salute lo hanno dunque spinto a questo gesto disperato per attirare l’attenzione sul suo caso.
Pochi giorni fa l’uomo aveva minacciato ancora di togliersi la vita e l’aveva fatto telefonando alla redazione della Gazzetta.
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