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Sulla Reggio-Guastalla, il treno “sequestra” i passeggeri

di Leonardo Grilli
Sulla Reggio-Guastalla, il treno “sequestra” i passeggeri

Reggio Emilia: la fermata di Pieve Rossa è a richiesta ma spesso il convoglio non si ferma. La denuncia di una pendolare: «Costretta a scendere dopo e ad andare a piedi»

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REGGIO EMILIA. La linea ferroviaria che collega Reggio Emilia con Guastalla è una delle più frequentate dai pendolari della provincia. Ma non tutte le fermate previste sul suo tragitto sono... obbligatorie. Alcune, solitamente le secondarie, sono a richiesta.

Il passeggero deve chiedere preventivamente al capotreno o a un controllore di arrestare il convoglio per poter poi scendere. Sembra però che non tutto, in questo farraginoso meccanismo, funzioni come dovrebbe.

A denunciarlo è Natasha Nikolaenko, colf di 53 anni che tutte le mattine si reca a Bagnolo per lavorare. «Tutti i giorni – scrive in una lettera di denuncia indirizzata al nostro giornale – parto da Reggio con la corsa delle 8.16. La fermata di Pieve Rossa è a richiesta e quindi bisogna informare per tempo il controllore. Nell’arco del solo mese di luglio, già più di una volta, il treno non si è fermato nonostante la mia previa e tempestiva richiesta di fermata. Sono dovuta scendere ovviamente alla fermata successiva e addirittura per due volte a quella dopo, con evidente disagio sia per il ritardo al lavoro che per la camminata a ritroso che mi sono dovuta fare».

Fortunatamente in un paio di occasioni la donna è riuscita a farsi dare un passaggio in macchina da altri pendolari ma non tutto può sempre essere lasciato al caso. «La scusa del personale per la mancata fermata – prosegue la Nikolaenko – è stata la dimenticanza. Ma quello che è successo oggi avrebbe potuto avere risvolti decisamente diversi». Come sempre infatti la donna ha avvisato i controllori e si è preparata a scendere: «Il treno ha rallentato come per fermarsi, contemporaneamente convinta del repentino arresto ho premuto il pulsante di apertura e la porta si è aperta (di solito si apre solo a treno fermo). Stavo per scendere quando all’improvviso la porta si è richiusa e il treno ha ripreso la corsa».

A quel punto la Nikolaenko si è rivolta al personale del treno, infastidita: «Al mio tentativo di richiamarlo, il controllore mi ha pure preso in giro, ho chiesto nome e cognome e anche indirizzo dell’ufficio per fare reclamo. Ovviamente entrambi non mi sono stati forniti. Nel frattempo il treno si è fermato alla stazione successiva e ho pure dovuto subire una sorta di ricatto: “Vuoi scendere ora oppure vuoi l’indirizzo del mio ufficio scegli tu”. Ovviamente sono scesa facendomi a ritroso una bella passeggiata».

Ora sulla vicenda Tper effettuerà delle verifiche interne.

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