Trovati i soldi per il castello
Chiusura scongiurata, almeno per ora, grazie a 190mila euro stanziati dalla Regione
CANOSSA. Il castello di Canossa non chiuderà a settembre. È l’assicurazione che il sindaco Luca Bolondi ha avuto da contatti romani, all’approssimarsi della spada di Damocle della fine del mese, quando scadrà la proroga dell’affidamento alla Provincia. Intanto è in arrivo una prima tranche dei fondi della Regione, che due giorni fa ha approvato uno stanziamento da 190mila euro, sui 250mila promessi per i primi interventi strutturali sulla Rupe.
Il 31 dicembre scorso il bistrattato castello di Matilde, che necessita di interventi strutturali legati anche alle frane e al dissesto (perennemente rinviati), aveva sfiorato la chiusura al pubblico. Gli amministratori avevano trovato una soluzione-ponte tramite l’affidamento alla Provincia, destinataria di un rimborso ad hoc della Regione, fino al 30 settembre 2016, per assicurare la continuità fino a dopo l’estate. Una ulteriore proroga è vietata dal nuovo assetto provinciale, poiché le nuove funzioni di palazzo Allende impediscono un altro accordo del genere, che faccia respirare in attesa dei tempi romani.
A settembre dovrebbe arrivare l’esito del bando del Mibact, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo guidato da Dario Franceschini, che aveva garantito l’inserimento del castello di Canossa tra i 15 siti di interesse nazionale la cui gestione verrà affidata ad Onlus. È questa la via maestra per sciogliere il nodo della gestione futura del Castello, che è di proprietà dello Stato. È il Ministero che, avendone piena competenza, deve garantire i fondi per la gestione dei servizi necessari per la piena fruibilità della struttura al pubblico.
Il problema è che il bando non è ancora stato pubblicato e, con la pausa ferragostana, il tempo stringe. Il timore è che i passaggi burocratici arrivino “lunghi”, oltre la scadenza del 30 settembre, il che avrebbe portato a una inevitabile chiusura. Ma, grazie ad affannose comunicazioni e incontri urgenti avuti in questi giorni dal sindaco Luca Bolondi nella capitale, il Comune ha già pronto il piano B. Nel caso il bando arrivasse fuori tempo massimo, i funzionari romani hanno dato il via libera a una soluzione alternativa di continuità – ufficiosa ma non ancora ufficiale – che assicuri la fruibilità del castello almeno sino alla fine dell’anno. Per allora, il bando ministeriale dovrebbe arrivare in porto e la palla passerà interamente allo Stato, che dovrà trovare una soluzione complessiva per il sito archeologico.
Una buona e concreta notizia è appena arrivata dalla Regione. Nel febbraio scorso, dopo il sopralluogo compiuto alla Rupe di Stefano Bonaccini, dal sottosegretario Andrea Rossi e dagli assessori al Turismo e alla Difesa del suolo, Andrea Corsini e Paola Gazzolo (con loro, il presidente della Provincia di Reggio, Giammaria Manghi, e i sindaci Luca Bolondi, Andrea Tagliavini e Andrea Carletti), il presidente si era impegnato a salvaguardare il castello, che conteggia ventimila visitatori all’anno, annunciando, tra l’altro, che avrebbe fatto saltar fuori dal bilancio i 250mila euro necessari ai primi interventi. Operazioni che riguardano soprattutto la stabilità e la messa in sicurezza del castello e dell’area circostante (le situazioni più problematiche riguardano i calanchi ai piedi dell’area del parcheggio e il dissesto idrogeologico). Due giorni fa, con una delibera di giunta – non ancora pubblicata perché parte di un provvedimento più ampio che gli esperti stanno sistemando dal punto di vista amministrativo –, la Regione ha stanziato 190mila euro. Si tratta del primo stralcio delle risorse promesse: 190mila arriveranno direttamente al Comune di Canossa, mentre la somma restante per arrivare ai 250mila sarà con tutta probabilità erogata sotto forma di progettazione degli interventi, in carico alla Regione. «Questa somma – aveva dichiarato Bonaccini all’epoca – dovrebbe unirsi ai 600.000 euro previsti dal piano nazionale contro i dissesti, in attesa di copertura finanziaria». Su questi ultimi, come sul bando Mibact, è buio fitto: ma, per la prima volta, qualcosa si muove.
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