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Banche a caccia di una via d'uscita

Giovanni Fracasso
Banche a caccia di una via d'uscita

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E’ ritornata la tempesta sulla Borsa italiana con le azioni della banche pesantemente vendute dopo gli stress test. A gennaio di quest’anno sulle pagine della Gazzetta ero intervenuto sulla  pericolosità delle norme del “bail-in” e dei rischi per il sistema bancario italiano. Avevo usato un immagine  utilizzata molti anni fa da Raffaele Mattioli e che rimane fortemente evocativa: “abyssus vocat abyssum”. Proprio sull’orlo di un abisso si trova adesso il sistema bancario italiano.

Crollano le banche più esposte ma perdono anche quelle più solide. Si pensi all’incredibile paradosso di vedere Banca Intesa - che ha superato brillantemente gli stress test – scendere anch’essa in Borsa. Invece le banche tedesche – piene di scheletri negli armadi - subiscono dei cali importanti eppure ben inferiori a quanto succede sul mercato italiano. E’ evidente che vi è una fuga degli investitori dall’intero comparto delle banche italiane, senza distinzione.

E’ l’intero settore ad essere oggetto di vendite, a non attrarre più fiducia. L’ingente peso delle sofferenze, la paura di aumenti di capitale fortemente diluitivi, il rischio contagio da una banca all’altra, la scarsa remunerazione del capitale di un settore che farà fatica nei prossimi anni a generare redditività, tutto questo tiene alla larga gli investitori internazionali. Ma oltre alla mancanza di fiducia verso il settore vi è un qualcosa di più profondo. Pesa di nuovo il “rischio Paese”. Il sistema bancario italiano viene visto come l’anello debole della costruzione europea. E’ l’altra faccia della medaglia della crisi del 2011: allora venivano pesantemente venduti i titoli di Stato e saliva lo spread oggi, invece, scendono fortemente le azioni bancarie.

La situazione si sta avvitando su se stessa e ricorda sempre più  – con le dovute differenze – quanto è successo nella crisi giapponese degli anni 90. Vi sono pericolose analogie con quelle che sono state definite nella letteratura economica le “zombie banks”: istituti bancari pieni di sofferenze, con bilanci in perdita, operanti in una economia senza crescita e tenute in piedi solo dalla liquidità che arriva dalla banca centrale. La storia insegna che non intervenire sulle sofferenze può comportare danni seri.

Quanto sta avvenendo in questi giorni sulla borsa italiana dimostra che non basta più intervenire sulla singola emergenza bancaria (prima le due popolari venete poi il Monte dei Paschi ecc.), non basta più tamponare una falla, perché subito se ne apre un’altra. Occorre un intervento di sistema. Un intervento forte e imponente. Ma è possibile che ciò avvenga con le attuali regole dell’Unione Monetaria Europea? Sarà possibile evitare l’intervento della troika, quella troika che ha provocato disastri economici? E’ questo il vero nocciolo del problema. Non si tratta però di una catastrofe senza via d’uscita.

Basta vedere quello che è stato fatto dopo la crisi del 2008 negli Stati Uniti per salvare il sistema bancario americano. Le soluzioni vi sono e sono conosciuti gli esempi da seguire. La questione bancaria è parte, però, di una partita molto più ampia che investe la morfologia e la stessa “natura” dell’Unione Monetaria Europea. Per riscrivere il finale di partita occorrono tuttavia decisioni forti e coraggiose che portino alla costruzione di un nuovo status quo europeo. Ma la strada è veramente in salita.

 

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