Gazzetta di Reggio

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Gli animali selvatici vittime della riforma

Elisa Pederzoli
Gli animali selvatici vittime della riforma

Con la cancellazione delle Province la delega è passata alla Regione ma ancora non si capisce chi deve intervenire in caso di emergenza

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REGGIO EMILIA. La gestione della fauna selvatica del territorio senza fare troppo rumore è finita al centro della riforma dell’ente Provincia. E in quel «processo di riordino» che ha trasferito alla Regione alcune delle sue funzioni.

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Lo si capisce bene di fronte agli esempi concreti. Come quello avvenuto lunedì pomeriggio: la scoperta di un daino rimasto intrappolato in una rete di protezione di un vigneto, a Botteghe di Albinea. Un’emergenza sfociata purtroppo in un epilogo tragico: la morte dell’animale. Ma anche nella denuncia pubblica alla Gazzetta della proprietaria del terreno, che lamenta il giro di telefonate a cui è stata costretta, rimbalzata da un corpo di polizia all’altro per cercare di capire come fare per aiutare la povera bestia oramai allo stremo. Compresa la chiamata al numero delle polizia provinciale, dove si è sentita rispondere da una segretaria telefonica: al messaggio, però, nessuno ha mai risposta.

«La segreteria non è lo strumento giusto per fare segnalazioni urgenti. Da anni, il servizio è attivato dalla Provincia attraverso il Cras Matildico. Il sistema di allerta è attraverso il 118. Tutti i servizi di polizia ne sono a conoscenza». La risposta arriva dal comandante della polizia provinciale, Lorenzo Ferrari.

Ma anche se la signora avesse saputo - o le fosse stato indicato alla prima chiamata - che il numero giusto da comporre è il 118, chi sarebbe arrivato in suo aiuto non sarebbe stati altro che un volontario: quello che poi arrivato, quando era troppo tardi.

L’unica convenzione, sul fronte animali selvatici, siglata con il Centro recupero animali selvatici di San Polo d’Enza riguarda infatti la rimozione di carcasse - o animali feriti - sulle strade provinciali. Qui paga la Provincia. «Abbiamo confermato la convenzione - spiega il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi - E abbiamo proposto ai Comuni di fare altrettanto per le strade comunali. Prima ce ne occupavamo noi, ma ora non siamo più in grado di farlo». E a quanto risulta, non tutti i Comuni hanno provveduto.

Ma resta tutt’altro che risolta la questione dei recuperi di animali in difficoltà, non su strada. Una competenza - quella appunto della gestione faunistica - che da luglio dell’anno scorso, quando è entrata in vigore la riforma Delrio, è passata alla Regione ma che prima era attribuita alla polizia provinciale.

Ma se è abbastanza chiaro che con la riforma la polizia provinciale è stata spogliata di compiti, ancora non è chiaro in che modo la Regione Emilia Romagna intenda gestire le deleghe ereditate: non risulta che da Bologna sia stato individuato il soggetto che dovrà svolgere funzioni e competenze prima in capo alla Provinciale. Alla quale resta il compito di vigilanza in materia di reati ambientali - dallo spargimento liquami, al bracconaggio per fare qualche esempio - resta la competenza in materia di sicurezza e vigilanza delle strade. Ma non più per il recupero degli animali selvatici in difficoltà.

In questo momento di transizione non si può dire che la polizia provinciale si volti dall’altra parte: c’erano anche loro, con i volontari del Cras Matildico, l’altro giorno durante l’operazione di recupero di un capriolo che da tempo si era stabilito all’interno del Campovolo finendo col rappresentare un pericolo. Ma per senso del dovere, non certo per dovere vero e proprio.

Oggi la polizia provinciale è finita con il contare appena 12 agenti - 11 dal mese prossimo, per un pensionamento - che si devono muovere in un territorio vasto, che va dal crinale al Po. Ecco perchè poi, scatta la segreteria.

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