Gazzetta di Reggio

Reggio

Il rosa Renzi nella tintoria di Villalunga

Stefano Scansani
Il rosa Renzi nella tintoria di Villalunga

La Domenica, l'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Rosa. La maglia dei volontari della festa regionale del Pd di Villalunga quest’anno è rosa. È possibile che la manifestazione erede degli ultrarossi festival dell’Unità si sia così stinta? Che cosa vorrebbe significare: corridori di non si sa quale giro? Partito impallidito? Renzismo annacquato? La pantera dell’ispettore Clouseau? Futuro incerto?

Andrea Rossi taglia corto. Si affretta a spiegare che gli altri colori erano esauriti, e così si è andati col rosa. Molte delle 16 edizioni organizzate a Casalgrande hanno esibito il rosso. L’anno scorso è toccato al bianco con stampigliato un cuore un pochetto somigliante a quello dei cornetti Algida. Poco giallo perché è una tinta che sbatte e non è politica.
 

Vietatissimo l’azzurro (sarebbe come evocare Berlusconi o Brunetta in riva al Secchia, dentro la Riserva Rossa). E vada per il rosa. Pink. E Rossi, sottosegretario alla presidenza regionale, ideatore factotum della festa, non fa una piega neanche quando gli dico che la scritta in petto ai volontari non è unitaria, non rispetta la minoranza interna: “Si fa festa”.

Quel “Si” allungato e in inchiostro verde sembra un messaggio subliminale. Cioè invisibile ma potente: vota “sì” al referendum costituzionale di ottobre/novembre. Cosicché i quasi settecento volontari che popolano la festa e indossano la maglia rosa sarebbero altrettante segnalazioni referendarie. La platea non è trascurabile perché nelle giornate di Villalunga che fattura quasi un milione di euro, vengono serviti 41mila pasti, parcheggiano 29mila auto, vanno e vengono 120mila persone.

«Macché referendum». Rossi dice che non è vero, stretto nell'inseparabile grembiule perché ama stare in cucina a friggere e grigliare, ripete che non è vero: «No, quello è uno slogan già adottato, come nel 2003, quando la scritta declamava "Sì, a sinistra si fa festa"». Bene, pur ammettendo che il sottosegretario di Bonaccini sia sincero, quel “Si” è sempre e comunque un’affermazione positiva, l’adesione a una chiamata, un’esortazione corale che diventa speranzosa col rosa della maglia 2016.

E - aggiungo - pare quasi una risposta alla nuova compagine politica parlamentare Sinistra Italiana, che in sigla fa proprio “SI”. Ora immagino la reazione di Rossi che perde pazienza e grembiule. Ma mi affido alla celebre sentenza del democristianissimo Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

E così, sulle ali di simili pensieri, plano alla volta di martedì, quando a Villalunga è attesa la visita del premier Renzi. Il quale non verrà nel Reggiano a predicare pe il “sì” referendario ma sull’efficacia del suo governo. Titolo dell'appuntamento serale: “Tre anni dopo: cosa abbiamo fatto, cosa c'è da fare”.

Tempo di bilanci. Tempo di bilanciare la gran prova referendaria - sulla quale lo stesso Renzi ha troppo caricato i suoi destini - con quella della fattività di Palazzo Chigi. E Renzi sa a chi parlerà: al popolo rosa emiliano-romagnolo, rosa perché sempre più dubbioso, rosa perché sempre più diluito, liquido. E rosa, perché durante la sua visita-lampo del 13 agosto dell’anno scorso a Villalunga, ancora Renzi aveva scherzato osservando che qui ci sono più volontari che iscritti al Pd.

È necessario che lui torni per due motivi. Il primo è perché l’anno scorso la grande platea colta di sorpresa s’era divisa in diretta e sui social sull’operato del premier, lo aveva salutato con un “tin bota” (tieni duro), e aveva lamentato la crisi del lavoro e il peso delle tasse. Il secondo è perché l’aria è ulteriormente cambiata, non soltanto per le incognite del referendum, ma per l'urgenza del premier-segretario di fare arrivare nelle periferie, alla base, la sua linea. In ritardo.

La festa regionale del Pd di Villalunga è un modello. Dentro i suoi fiumi di partecipanti, fra i 6 ristoranti, le interviste agli ospiti, le mazurke, resiste una zona di autocoscienza critica nostalgica che non è un Lambruscone preappenninico, e si chiama Riserva Rossa. Arriva Renzi che per forza di cose, equilibri, resistenza del governo s’è trasformato in centrista quasi bianco.

Così la festa nel parco del Secchia è diventata una tintoria. Produce un rosa, cioè rosso chiaro desaturato, e ci colora le magliette.


Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google