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Trovata troppa marijuana il giudice divide la coppia

Trovata troppa marijuana il giudice divide la coppia

Lui è ora ai domiciliari nella casa in Gardenia, lei ha il divieto di dimora a Reggio Confermano l’uso per alleviare i dolori. Il legale: «Tenuto conto delle sofferenze»

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REGGIO EMILIA. Il rilevante quantitativo di piante coltivate (119) e di marijuana già pronta (un chilo) trovati giovedì dalla polizia nell’abitazione del quartiere Gardenia rimane un’accusa pesante come un macigno, ma la decisione emessa ieri dal gip Angela Baraldi – dopo l’udienza di convalida dell’arresto – è stata più soft sul piano delle misure cautelari rispetto a quanto richiesto dalla procura per i due conviventi finiti nei guai. Il giudice ha disposto la scarcerazione del 43enne (il disoccupato è da ieri agli arresti domiciliari nella casa in cui è stata sequestrata tutta quella “maria”), mentre la compagna 45enne ha ora il divieto di dimora a Reggio. In concreto la coppia – indagata per la coltivazione di droga e per un’arma – è stata divisa.

«Quanto deciso dal gip – commenta l’avvocatessa Debora Corradini che difende la coppia – lascia intendere che sia stata tenuta in considerazione la pesante situazione familiare sul piano delle condizioni di salute. Un quadro complessivo fatto di grande sofferenza umana e di condizioni economiche molto difficili». Lei è malata di sclerosi multipla con pure una seria complicazione che l’ha costretta a interrompere le normali terapie oltre che a non poter più lavorare come insegnante, lui per le conseguenze di un incidente stradale ha un’invalidità e a causa della crisi non ha più un lavoro.

Entrambi ieri – in tribunale – hanno parlato davanti al gip Baraldi, rimarcando la stessa cosa: per i dolori insopportabili, specie della compagna, si sono rifugiati in una cura “fai da te” con la marijuana – a base di spinelli – consapevoli di essere fuorilegge ma non certo degli spacciatori di cannabis. Sono stati sentiti separatamente in aula. La convivente appare molto provata, si muove a fatica con l’aiuto di un deambulatore e ha pianto all’uscita dall’udienza.

Nella lettera inviata alla Gazzetta (e pubblicata nell’edizione di ieri) ha spiegato come la marijuana le dia sollievo dai forti dolori e senza quell’uso sta peggiorando, per non parlare del fatto che ora non può più contare sull’aiuto del compagno e deve trovarsi in fretta qualcuno che la ospiti:si rivolgerà anche alla Fondazione Don Gnocchi dove – a Milano – è già stata ricoverata perché necessita di assistenza medica. Risvolti umani che fanno decisamente pensare.(t.s.)

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